giovedì 17 ottobre 2013

PD: finalmente il congresso o semplici primarie?

Il centrosinistra non guarda la realtà

Il Pd non affronta i problemi interni ma ratifica le primarie dell'8 Dicembre

Dopo liti interne, scontri su come, dove e quando il congresso si sarebbe dovuto svolgere, il Partito Democratico alla fine ha scelto le regole e la data per giungere alla resa dei conti. Prima i congressi provinciali e dei circoli, poi quelli regionali fino all'assemblea nazionale per poi arrivare in fine alle primarie per scegliere il segretario l'8 Dicembre. Analizzando affondo ciò che sta accadendo, si può vedere ben chiara una dura verità, cioè che non si parla davvero di congresso ma di primarie aperte. Infatti la prima crepa nel progetto democratico è palese e sotto gli occhi di tutti, ovvero nella scelta delle regole per eleggere i candidati all'assemblea nazionale, poiché sarà utilizzato lo stesso metodo del tanto odiato porcellum, cioè liste bloccate associate ai candidati; ancora una volta vi è un problema di coerenza tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che invece si fa. In virtù di questo meccanismo l'assemblea nazionale perde importanza e valore, in quanto dovrà solamente ratificare ciò che decreteranno le primarie per segretario. Ciò comporta l'assenza di discussione su quei temi che un congresso degno di tale nome dovrebbe affrontare. Prima di tutto è essenziale affrontare il problema della sconfitta elettorale, domandarsi perché si è fallito, trovare le cause, interrogarsi su cosa e come cambiare per tornare a essere competitivi; quali sono stati i problemi di comunicazione, perché si è rotto il contatto con il paese reale, perché la base e i militanti sono insorti, quali problemi attanagliano un' organizzazione che è presente sul territorio ma solo in via ufficiale con sedi su sedi, circoli su circoli, ma mai l'ombra di un dibattito costruttivo sul territorio promosso dal partito, che a livello locale, si districa nella lotta interna. Come nel caso siciliano lo scontro tra i vecchi di rifypd (Cracolici, Lupo, Cuperliani) e i nuovi con in alto la bandiera di Renzi (Ferrandelli, Faraone) i quali non hanno ancora fatto comprendere le loro posizioni sui temi promossi dal sindaco (come il presidenzialismo), ma solamente il loro sostegno in quanto Matteo è un mezzo non un fine; motivo per il quale anche Crocetta sta meditando il passaggio in questa area per eliminare i vecchi dirigenti, colpevoli della mancata fiducia all'ars e dell'ultimatum sul Megafono. Il dibattito è quindi tutto nelle mani dei 4 candidati: Cuperlo, Renzi, Pittella, Civati (in ordine di lista). Se i 4 sfidanti non promuoveranno un dibattito che affronti i temi importanti del Paese ma anche la struttura partito, allora le primarie costituiranno solamente il modo per scegliere il miglior candidato e non per scegliere il metodo, il progetto con cui cambiare il partito per giungere successivamente al governo. Quale posizione deve avere il Pd su temi quali: eutanasia, istruzione, economia reale, giustizia sociale, immigrazione, integrazione, ecc. Non basta dichiararsi sfavorevoli all'amnistia come ha da poco fatto Renzi o controbattere, come fatto da Civati, che nel 2005 il sindaco di Firenze aveva un'idea diversa. Bisogna discutere su come il Partito Democratico vuole affrontare il tema delle carceri, se crede che bisogna investire nella costruzione di nuovi centri o se bisogna puntare sulla rieducazione e riqualificazione del detenuto. Se ancora una volta il dibattito sarà sulle persone allora si è già fallito.
Per fare un confronto con due dei più importanti congressi politici della storia della politica italiana, ovvero il diciannovesimo e ventesimo congresso del partito comunista italiano che decretarono il passaggio in "partito dei democratici di sinistra", ciò che sta preparando il Partito Democratico risulta molto blando. Infatti lo scontro all'interno dei comunisti italiani non riguardava nomi o persone, si trattava di abbandonare il nome comunisti per arrivare ad una nuova strada, per non essere schiacciati dalle macerie del muro di Berlino. Tutto ciò provocò nei congressi dei circoli un travaglio immenso nelle famiglie, tra i compagni, con rottura di legami personali per le posizioni diverse tra il si e il no al cambio di nome. Successivamente durante l'assemblea nazionale le diverse aree e anime del Pci si affrontarono; non correnti ma aree di pensiero, come i miglioristi e riformisti rappresentati da Napolitano, i quarantenni figli dell'era Berlinguer (D'Alema, Fassino, Veltroni), i comunisti fieri e avversi al cambio di rotta rappresentati da Ingrao. Il tema era dove dovesse andare il Pci all'indomani del crollo del comunismo. Vinse il si, in questo modo la sinistra si preparava in prospettiva a guidare il governo, a raggiungere l'unità della sinistra con il partito socialista di Craxi, all'entrata nell'Internazionale socialista, un passaggio verso posizioni socialdemocratiche e laburiste. Molto di tutto ciò non si verificò, e a distanza di più di 20 anni si può finalmente affermare che lì sono iniziati gli errori della sinistra; ciò non vuol dire che sarebbe stato giusto mantenere il termine comunista, l'errore non sta nella scelta dei caratteri ideologici, su quale strada seguire; l'errore sta tutto nella fase successiva al passaggio verso la socialdemocrazia; qui iniziarono i giochi di potere interne, le lotte tra i dirigenti, le correnti, la mancanza di ideali comuni, l'arrivo a un pluralismo democratico che ha prodotto conflitto e personalismo anziché sintesi di pensieri diversi per il conseguimento di un obbiettivo comune per il cambiamento ed il miglioramento della società.

Giorgio Mineo




mercoledì 16 ottobre 2013

"I PERSUASORI OCCULTI"


Vance Packard
Vance Packard scrisse questo saggio sul potere manipolatorio della pubblicità durante gli anni '60. La società di riferimento, che per estensione comprende per caratteristiche di fondo anche le sue imitatrici europee, è quella americana del secondo dopoguerra. Il sociologo Vance Packard si domanda se sia giusto e umano fondare la propria società sullo strapotere sottile e velato dei "persuasori occulti", ponendosi, potremmo dire, una domanda retorica che solleva una problematica cruciale. Ma in che paese si muovono questi "persuasori" ? Negli Stati Uniti. Quelli del II periodo postbellico che si affacciano sulla seconda metà del '900 forti della loro egemonia, quindi della loro influente dirigenza culturale che si radica in tutte le società occidentali e del loro dominio economico che li colloca su un piano di dominio incontrastato. L' Europa, in fin dei conti, è uscita stremata e straziata dagli orrori della II guerra mondiale ed è desiderosa di una pace duratura, fine che più tardi la spronerà a formare la CEE, l' Euratom e così via. Gli Stati Uniti non sono solo il fattore determinante della II guerra mondiale, ma anche la potenza primaria, a torto o ragione, che si erge al di sopra degli altri paesi, assertrice dello stile di vita occidentale, prettamente borghese, capitalistico e tecnologico. Gli USA sono i precursori di tendenze culturali, politiche ed economiche che col tempo allignano nei paesi europei: la Rivoluzione Francese con le sue idee alternative attecchisce a partire dal processo americano di indipendenza dall' Inghilterra, la II Rivoluzione Industriale prospera principalmente negli USA, il culto del denaro e del profitto, la società dei consumi, consolidatasi sin dagli anni '50, è trasmessa come modello di società e come stile di vita all' Europa americana del piano Marshall e della Guerra Fredda. Il '900, non a caso, è definito "il secolo americano", perchè vede l' affermazione e lo sviluppo di una nuova forza politica ed economica, di cui noi europei siamo figli e sostenitori. Packard nota che nel consumismo e nella pubblicità i vari imprenditori americani hanno rintracciato delle potenzialità atte a piazzare le eccedenze di un modo di produzione che genera ininterrottamente surplus di merci. La sovrapproduzione si profila come una tara del capitalismo, pertanto molti cominciano a indagare i moventi che inducono i cittadini a comperare prodotti, cosicché, una volta appresi questi meccanismi psicologici, si possa imbastire una sistematica metodologia di "ricerca motivazionale", come viene definita. Smaltire le eccedenze tramite la manipolazione psicologica. Questo è quello che è stato compiuto dai "persuasori occulti" e che si compie tutt' ora, sebbene, come sottolinea Packard nella versione aggiornata dei persuasori occulti degli anni '80, i cittadini siano più istruiti e immunizzati dalle sottigliezze dell' imbonimento pubblicitario.


La persuasione, la pubblicità e il consumismo sono 3 componenti di un quadro che già adombra le prime avvisaglie verso gli anni '30, con le ricerche di J. Walter Thompson, John B. Watson e Dale Houghton, tuttavia tale fenomeno di manipolazione viene teorizzato da Luois Cheskin ed Ernst Dichter, due "ricercatori motivazionali" o "analisti motivazionali", "maghi del profondo" e "persuasori", come si chiamano e vengono chiamati, che si prefiggono l' obbiettivo di indagare nel profondo la psiche del consumatore, scrutando le sue debolezze, le sue paure, le sue angosce, le sue aspirazioni, i suoi desideri e così via. I persuasori sono psicologi, sociologi, antropologi, psicanalisti, esperti di scienze sociali, tutti al servizio delle industrie americane, in associazione con i cosiddetti "manipolatori di simboli", gli esperti in "public relations", coloro i quali si occupano di individuare "parole-chiave", "immagini-chiave", che formalizzino e comunichino il messaggio pubblicitario in maniera efficace, servendosi delle indagini psicologiche dei loro soci ricercatori motivazionali. L' "analisi in profondità" è un' evoluzione di un vecchio modus operandi delle aziende che consisteva nella somministrazione di test statistici e nei sondaggi telefonici, il cui convincimento alla base era che il cittadino-consumatore fosse un individuo capace di autodeterminarsi razionalmente, trascurando i suoi moventi irrazionali e inconsci. L' analisi in profondità invece rivoluziona il mercato delle aziende americane, poichè, grazie alle analisi psicologiche sui "volontari" adescati con la promessa di premi economici o altro, considera il consumatore stesso come un essere irrazionale e imposta la pubblicità sulle recondite debolezze dell' uomo: volontà di potenza (prestigio), bisogno di sicurezza, amore di sè (narcisismo), le esigenze dell' ego, il bisogno di immortalità ecc.

La nostra psiche è animata da 3 sfere di percezione: il conscio, il subconscio o preconscio e l' inconscio.

Il conscio è la sfera della razionalità in cui affiorano tutti i ricordi graditi e si ha una piena consapevolezza di sè. Il preconscio o subconscio è la sfera in cui ci si rende conto solo confusamente delle proprie sensazioni, dei propri atteggiamenti e dei propri pensieri segreti; infine l' inconscio riguarda tutti quei pensieri e atteggiamenti che ci sono oscuri e che non oseremmo mai mettere in discussione. E' la sfera della rimozione. La pubblicità agisce sull' inconscio e il subconscio, dunque noi siamo consci soltanto di una minima parte di quello che viene trasmesso nelle promozioni televisive, nei cartelloni o negli inserti pubblicitari, perchè l' impostazione del messaggio è architettata in modo tale che lo spettatore televisivo la assorba passivamente. Packard fa riferimento alle scoperte di Ivan Pavlov, ovvero al riflesso condizionato, secondo cui ad uno stimolo esterno corrisponde un' inconscia reazione interna dell' individuo, ma precisa che la nostra psiche, il nostro cervello assimila tutto ciò che percepisce, di conseguenza noi siamo coscienti solo di un' infinitesima parte di ciò che vediamo, sentiamo e odoriamo. Tutto ciò che rientra nella sfera dell' inconscio o subconscio è rimosso dal conscio, ma questo non significa che non influenzi e indirizzi le nostre azioni. Ancora Pavlov scoprì che se l' individuo si trova in una situazione di accentuato stress o stanchezza psichica, allora il suo subconscio e inconscio sono maggiormente suggestionabili. Per esempio, se la sera guardiamo la tv, al termine di una debilitante giornata lavorativa, allora possiamo stare certi che tutte le informazioni comunicative delle pubblicità influenzeranno la nostra psiche, quindi le nostre scelte future sui prodotti. L' assunto di base cui pervennero gli imprenditori americani verso gli anni '50 è che il consumatore è principalmente irrazionale e vela i suoi reali moventi psicologici mediante giustificazioni razionali, poco utili per saggiare le vere intenzioni del potenziale compratore. La psicologia e le scienze sociali, che un tempo avevano il fine di perseguire il benessere dell' uomo e della società in cui vive, deviarono verso fini sicuramente meno nobili che implicavano la promozione del profitto incondizionato degli imprenditori, nonchè la preservazione di un mercato congenitamente in overdose di prodotti da smaltire a tutti i costi.


Gli esempi di manipolazione psicologica sono innumerevoli: le chewing gum, per esempio, sfruttano il nostro innato desiderio di uno stimolo orale, infatti la bocca è una zona erogena e le gomme da masticare ben si prestano a sollecitare i bisogni inibiti inerenti alla cosiddetta fase orale, come la definisce Freud. Packard inoltre fa notare che non compriamo le chewing gum perchè vogliamo dei denti puliti, privi di residui di cibo, come razionalmente sarebbe giusto fare, bensì perchè vogliamo denti bianchi e un alito fresco. Non a caso tutte le pubblicità di gomme da masticare sono impostate sulle promesse di "un alito fresco" e di "denti bianchi", con avvenenti ragazze svedesi che esibiscono i loro candidi sorrisi bianchi. In più Packard analizza le vendite di SUV, giungendo a scoprire che i consumatori non li comprano perchè sono utili o necessari, ammesso che lo siano, bensì perchè, secondo le ricerche di psicologi e psicanalisti, guidando quelle autovetture si sentono protetti, vedendo soddisfatto il loro bisogno di sicurezza. Tuttavia altri confessano che il SUV si addica alle proprie esigenze di prestigio e alla propria volontà di potenza, pienamente assecondata dall' imponenza dell' autovettura. Packard, riportando molti dati scientifici e testimonianze di analisti motivazionali, spiega che il SUV fa leva sull' attaccamento alla madre tipico dei maschi, quindi sul cosiddetto complesso di Edipo. La pubblicità non vende prodotti, ma promesse di felicità, di bellezza (vedi i cosmetici), di sicurezza ecc. Paradossalmente tutto ciò che facciamo è indotto dal tartassamento continuo delle pubblicità che bombardano il web così come le pause televisive; siamo davvero sicuri di comprare ciò che vogliamo e che ci è necessario ? Siamo consapevoli di volere un prodotto ?

 "Pochissimi sono i casi in cui la gente sa ciò che vuole, anche quando dice di saperlo."
Da "Advertising Age"

 E' un vero e proprio sistema di esperti in public relations e in ricerca motivazionale che lavorano in associazione per vendere attraverso la pubblicità. I metodi che usano sono numerosi e Packard li classifica in ordine di importanza:

·         Interviste in profondità (sedute dallo psicanalista)

·         analisi longitudinali di gruppo (misurano l’evoluzione nel tempo delle caratteristiche di interesse mediante l’espediente di ricontattare le persone di riferimento per analizzarne i cambiamenti)

·         interviste di gruppo (metodi di indagine psicologica basati sull' osservazione degli individui all' interno di un gruppo folto, dove per natura si sentono maggiormente disinibiti

·         tecniche proiettive (consistono nello spronare il volontario a proiettare il proprio inconscio, esternando le proprie sensazioni immediate riguardo ad un disegno o simili)

·         associazioni libere (metodo basato sullo scambio di domande-risposte fra lo psicanalista e il volontario: per es. viene chiesto al volontario di dire la prima parola che gli viene in mente quando si dice "cane" o altro)

·         appercezione tematica (TAT, consiste nell' inventare storie o film osservando delle vignette o degli stralci di giornale posti l' uno accanto all' altro, in questo modo si saggiano le ansie e le preoccupazioni dell' individuo)

·         test attitudinali

·         sociodramma (consiste nel fare inscenare al volontario, di cui si vogliono sapere le debolezze o altre informazioni sul suo carattere, degli spettacoli improvvisati con altri attori-volontari. In questo modo si capisce in che modo reagisce ad uno stimolo o ad un fatto)

·         Rorschach (Sono le tavole in cui sono rappresentate le macchie di inchiostro simmetriche. Servono perchè, mostrandole al volontario e basandosi sulle sue interpretazioni, si riesce a capire il suo stato d' animo, quindi sempre le sue paure, le sue angosce, le sue preoccupazioni ecc. ecc.)

Anche nell' ambito del lavoro si applicano questi metodi di manipolazione e indagine psicologica. I "social engineers" sono, per esempio, coloro che si occupano di sovrintendere alle relazioni umane all' interno delle fabbriche, quindi si preoccupano di sincerarsi che l' operaio o il lavoratore in generale non decidano di scendere in piazza per scioperare, chiedendo che le loro istanze di cambiamento sociale ed economico vengano soddisfatte. Pertanto se un operaio si lamenta, come spiega Packard, perchè l' ambiente in cui lavora è angusto e buio, allora l' ingegnere sociale, una volta esaminato il suo profilo psicologico (raggirandolo con tecniche applicate a sua insaputa), si prodiga affinchè la direzione dell' azienda lo cambi di posto, facendolo lavorare in un ambiente in cui ci sono finestre ampie e spazi adeguati. In sostanza l'ingegnere sociale, ovvero lo psicologo industriale (esperto in psicologia delle organizzazioni, psicologia industriale) che esiste tutt' oggi, ha la funzione di raggirare l' impiegato, mediante le sue subdole tecniche psicanalitiche, al fine di offrirgli una soluzione che funge da accomodamento, o meglio, da palliativo, cosicchè desista dal proposito di riunirsi con gli altri operai per approntare azioni collettive di sciopero. Le aziende hanno trovato il modo di prevenire eventuali scioperi o ribellioni armate da parte del proprio organico, in più applicano le stesse tecniche di ricerca motivazionale per individuare quelle persone che meglio si prestano ad adempiere alle mansioni più delicate e richiedenti meticolosità. Infatti ormai è una consuetudine quella di sottoporre lavoratori di bassa gerarchia, che bramano una promozione, ai cosiddetti psicodrammi, i quali consistono nel creare una situazione particolare e premeditata all' insaputa dell' esaminato, di cui si vogliono conoscere le reazioni a determinati stimoli. Packard, per esempio, menziona il caso dell' impiegato che vuole essere promosso e che viene sottoposto a domande apparentemente innocenti e innocue, dal canto suo, ma che già al social engineer, allo psicologo industriale, sono servite per avere relativa contezza della sua idoneità ad un alto incarico. I requisiti vanno dal "sangue freddo" alla situazione familiare, dalla capacità di prendere decisioni all' insensibilità verso problematiche varie.
LA MACCHINA DEL DESIDERIO - COME IL MARKETING INFLUENZA LA NOSTRA VITA (VIDEO)

Ma la pubblicità con i suoi effetti approda anche nel campo della politica, tematica alla quale Packard dedica un intero capitolo. Gli esempi sono quelli delle campagne elettorali dei repubblicani, in particolar modo, e dei democratici che avvengono lungo il decennio 1950-1960 (1956).Packard rimane stupefatto e intimorito dalla rapidità con cui i persuasori occulti hanno saputo subentrare nella politica americana, storpiandola orrendamente. Di conseguenza in termini di politica-marketing, i cittadini vengono definiti "consumatori", i progetti politici, ma soprattutto i candidati, "prodotti" e il sistema politico in sé "mercato".Packard cita l' esempio della convention repubblicana di San Francisco del 1956 in cui i politici del partito erano delle mere comparse in un teatrino. D' altro canto i discorsi scritti erano prerogativa degli esperti in public relations o dei ricercatori motivazionali, i quali erano istruiti affinchè intonassero le orazioni in un certo modo, o assumessero una certa cadenza, o ancora gesticolassero e sorridessero in una certa maniera. I ministri alla convention furono costretti a cedere agli ordini del "supervisore" George Murphy, attore di Hollywood e direttore delle public relations della MGM, incaricato per l'occasione di organizzare il congresso, i dibattiti e l' estetica dell' evento.

"Il signor Murphy sembrava considerare i delegati come altrettanti attori nel "supercolosso" da lui organizzato. Trincerato dietro un paio di occhiali neri, egli se ne stava a qualche passo dal podio, nello sfondo. I giornalisti lo videro "fare i gesti professionali per ordinare la fanfara, il gran finale e il silenzio. I delegati prendevano l' imbeccata esattamente come l' orchestra". "

Il tecnico pubblicitario Rosser Reeves disse a Packard:

"Io considero l' elettore che, nella cabina, esita tra due contrassegni, alla stessa stregua di un uomo che nella drogheria esita fra 2 marche concorrenti di dentifricio. La marca che gli è rimasta maggiormente impressa in mente sarà quella prescelta."


Molti altri sono gli esempi: Packard cita il caso di Eisenowher che aveva visto incrementare il consenso verso la sua elezione a presidente USA, dopo aver pubblicato la notizia che soffriva di un grave malanno che l' aveva obbligato a stare in ospedale. In base a molte interviste si potè appurare che la causa dell' incremento era dovuta all' apprensione e alla suggestione che il malanno suscitava nei cittadini, i quali si dichiaravano anche in un certo modo al riparo e al sicuro con un "presidente-papà" come Eisenowher che già aveva raggiunto l' età dell' anzianità.

La pubblicità, il marketing e la personalizzazione della politica, tutte trasformazioni radicali che avevano e hanno tutt' oggi invalidato il valore e il significato dell' "arte delle scelte". La pubblicità e il sesso, la psicoseduzione dei bambini, la libera iniziativa e il gioco di squadra, la questione morale, la coltivazione dell' ottimismo e altro. Tutte questioni che vengono ampiamente trattate da Vance Packard ne "I persuasori occulti", necessarie per tentare di demistificare le tecniche manipolatorie della pubblicità e raggiungere una maggiore autonomia.

 

                                                                                                                                                                                    Ugo Giarratano


 

La beata inutilità della Filosofia

Lettera inviata a “la Repubblica” e pubblicata sul numero 198 del 22 Agosto 2013

“Dai, però è una bella materia”. Ecco, la classica reazione della maggior parte delle persone quando scoprono che ho scelto di laurearmi in Filosofia, iscrivendomi all’università di Firenze, dove sto frequentando i corsi. Puntualmente, un sopracciglio alzato con discrezione o una frase iniziata con una congiunzione avversativa rendono visibile l’implicito e implacabile punto interrogativo che vorrebbe urlare, con disperazione, derisione o compassione: chi te l’ha fatto fare ? La filosofia è inutile, soprattutto al giorno d’oggi. Quando mi sono diplomata ero elettrizzata e fiera della mia scelta universitaria, esibivo orgogliosa libri di Heidegger, sotto braccio a spasso per la città, pensando di poter cambiare il mondo a colpi di morale kantiana ed entusiasmo socratico . Adesso è tutto diverso . Quando vengo interrogata sulla strada che ho intrapreso, sento improvvisamente una sensazione di malessere diffuso e appiccicoso, un misto di vergogna e senso di colpa. Rispondo controvoglia e sulla difensiva, come se dovessi esibire una giustificazione per ciò che ho scelto, per il peccato commesso, di fronte a chi ride, sentenziando che finirò in qualche Mc Donald’s, se sarò fortunata, certo. ”A cosa serve la filosofia ?”. Filosofia è pensare con intelligenza e curiosità ; è lo stimolo stesso della ricerca e della conoscenza, è radice del grande albero del sapere. Filosofia è un lambiccarsi continuo, nella sua etimologia di esaminare goccia a goccia ogni aspetto della vita, senza dare per scontato ciò che percepiamo e speriamo ogni giorno, è ermeneutica stessa del nostro vivere , è ciò che dà un senso compiuto alle nostre azioni. Socrate pungolava l’intelligenza, Spinoza è stato uno dei primi a mettere nero su bianco l’importanza di alcuni diritti fondamentali che noi oggi chiamiamo inalienabili. Nietzsche ci ha scosso dal torpore, esortandoci a dubitare di ciò che è sempre stato dato per scontato ed è grazie ad Heidegger che ci siamo resi attori di ciò che facciamo, dissolvendo la densa nebbia dell’esistenza inautentica, dell’esistenza del “si dice, si fa”. “Sì, certo, ma concretamente a cosa serve la filosofia ? Il muratore costruisce, il medico cura, il contabile conta. Ma il filosofo ?”. A questo punto, che dire ? È vero, la filosofia è inutile. Non serve a niente, è assurdamente inutile. Albert Camus ha detto, ne Le mythe de Sisyphe, che soltanto ciò che è assurdo e senza scopo può renderci liberi e spezzare le catene che ci imprigionano. Ed ecco, in tutto il suo splendore, la meravigliosa inutilità della poesia, dell’arte e della filosofia, che permettono di liberarsi, di emanciparsi da una società che monetizza ogni esperienza umana e livella ogni emozione, ogni differenza, ogni curiosità. Una società che considera l’educazione, la cultura e la bellezza vezzi superflui, di cui si può fare tranquillamente a meno, perchè c’è bisogno di case, persone sane e di conti che tornano. Allora sì, posso concludere che la filosofia è davvero inutile. Ma sono felice di far parte di quella inutilità che da sempre ha fatto la differenza tra un essere umano e una macchina.

Irene Lucchesi

 

 

Commento

Il pensiero. L’articolazione di un’idea, di un immagine, della morale, dei valori. L’abilità di critica, di ragionamento, di interrogarsi sul mondo tipica dell’essere umano in sè. La bellezza di un’idea, di un’opera d’arte, la bellezza del confronto tra le menti umane. La Filosofia per me è pensiero. Pensiero libero, critico, in grado di condurci all’emancipazione. Questa è la grandezza della sua inutile utilità. Come ci ricorda Irene, è il Pensiero che ci rende umani.

Gabriele Vannini Parenti

La filosofia è l' urlo straziante dell' umanità che ha bisogno di sapere che non è sola. E' l' anelito verso la libertà, verso la consapevolezza e la conoscenza di se stessi, della natura e della società in cui viviamo. E' la sostanza intima di cui è fatto l'uomo, ciò che può salvarci oggi dalla stagnazione esistenziale e dalla regressione antropologica che stiamo vivendo in un mondo grigio a una dimensione. E' più significativa di un indicatore economico, più salutare di una medicina amara, più potente degli arsenali militari di tutti i paesi del globo. La filosofia è vita, contro le forme che la nostra società capitalistica ci impone, contro i fini che essa predetermina, contro la parvenza di esistenza alienata e macchinale in cui ci relega. Irene ha posto il problema dell' "inutilità" presunta della filosofia, ha spiegato che chi sceglie un percorso di studi incentrato sulla filosofia è ritenuto "una testa in aria", un futuro "pezzente" che lavorerà da McDonald's, una vittima predestinata dell' "inutilità" della filosofia. Queste sono reazioni tipiche di frustrati, di disillusi, di gente prona al sistema che l'ha convertita al suo stile di vita, sono persone morte, che conducono un' esistenza stantia, inerte, telecomandata. E' proprio questo il punto di forza della filosofia: la sua inutilità, la sua risorsa vitale che solamente può permetterci di rivendicare il nostro diritto, inalienabile e violentato ormai da tempo, ad una vita dignitosa e libera. Abbracciare la filosofia vuol dire compiere il primo infinitesimo passo verso l'affrancamento dalla paura; è proprio questa che coglie Irene ogniqualvolta qualcuno viene a sapere che lei segue un corso di studi filosofici. La paura di compiere scelte personali, anticonformistiche, la paura di essere soli, "l' istinto del gregge" che turba il singolo, inducendolo a tentennare. La filosofia è il riappropriamento di ciò che le sovrastrutture sociali, politiche, religiose e tutti i condizionamenti insiti nella nostra società hanno espropriato violentemente alla nostra vita e al nostro essere umani. La filosofia ci insegna che siamo dei "servi" assoggettati ai "padroni" che ci manipolano e controllano per mezzo della paura. Abbiamo paura di incrinare il nostro guscio roccioso di certezze, di sicurezza, protezione e mediocrità, perchè sappiamo che in tal caso ci inoltreremmo in un universo nuovo, sconfinato, incerto, privo di certezze precostituite.

In latino "utilis" significa "vantaggioso", "giovevole". La filosofia è utile, se a questo termine conferiamo un significato connotativo, quindi plurisemantico, perchè è sicuramente "giovevole", dà risultati incommensurabili, eccome; quando invece mutiliamo il termine "utile", in accordo con questo sistema capitalistico e totalitario in cui predomina l' economia, attribuendogli un significato denotativo e operativo, quindi univoco, allora tale termine acquisisce la valenza unidimensionale che tutti accettano e non mancano di farti notare quando dici: "Mi iscrivo in filosofia". La filosofia è inutile perchè rigetta il pragmatismo di chi si lascia assorbire dalla miseria della realtà; è utile, alla latina, perchè è idealità e storicità allo stesso tempo, quindi vero e proprio materialismo rivoluzionario. La filosofia è lotta per l' infinito, per l' espressione e la crescita pluridirezionale dell'uomo, per la creatività intrinseca alla sua natura di essere dotato di inventiva. La filosofia aiuta a scoprire un mondo e ad immaginarne uno nuovo, è lotta continua per i nostri sogni e le nostre idee. E' anche dolore allietato, felicità e amore.

                                                                                                                                             Ugo Giarratano

mercoledì 9 ottobre 2013

"I VECCHI E I GIOVANI"

 
"VIAGGIO NEL ROMANZO VERISTA DI PIRANDELLO"
("I vecchi e i giovani")

"La gioventù ? Che poteva la gioventù, se l' avara paurosa potente gelosia dei vecchi la schiacciava così, col peso della più vile prudenza e di tante umiliazioni e vergogne ? Se toccava a lei l' espiazione rabbiosa, nel silenzio, di tutti gli errori e le transazioni indegne, la macerazione d' ogni orgoglio e lo spettacolo di tante brutture." 

I vecchi e i giovani. Si può forse dire che la storia procede e si sviluppa per mezzo della dialettica vecchi - giovani. Sin dal Risorgimento Italiano l' opposizione tra queste due sfere ideali e storiche, interconnesse e consequenziali, eppure così diverse, si concreta nel contrasto fra "i vecchi", promotori e sostenitori del Risorgimento, con i valori e le idee che propugnavano, e "i giovani", ai quali "i vecchi" avevano lasciato delusione e costernazione, per via di un' Italia che la storia degli eventi aveva unificato, come spesso avviene infrangendo le premesse, in modo caotico.
La storia non è nuova a questi fenomeni: ogni manifestazione di determinate idee nel contesto storico, imprevedibile e soprattutto aleatorio, si imbatte in una mediazione che deve, per forza di cose, deflettere dalle idee iniziali. Le idee risorgimentali di Patria, laicismo, eguaglianza, giustizia... hanno dovuto scontrarsi con la fame e la miseria dei contadini del meridione, della Sicilia in particolare, che di quelle idee, tanto venerate ed elitarie, non avevano la minima cognizione. Per i contadini, oberati dal lavoro e dallo sfruttamento dei latifondisti, l' unica voce che poteva pensare di raggiungere le loro orecchie era quella che inneggiava alla suddivisione delle terre, quindi alla cacciata dei latifondisti, e alle "terre per tutti". Il Risorgimento sembra presentarsi come un evento mosso da ideali avulsi dalle realtà storiche regionali: balza alla mente l' esempio di Mazzini che predicava l' ideale di un' Italia repubblicana e centralizzata, distante anni luce dalla frammentazione politica alla quale essa era stata sottoposta dalla storia. L' esempio di Pisacane, che sul modello di Mazzini si era recato con un manipolo di volontari nelle campagne di Sapri, è l' emblema dell' alienazione dei contadini dalla causa risorgimentale: Pisacane, infatti, dopo essere giunto a destinazione, fu aggredito dalle falci dei contadini campani che erano stati avvertiti dai soldati borbonici. Pisacane, nello specifico, morì suicida, dopo essere stato assaltato nuovamente dai contadini a Sanza. Quella che si era prospettata come un' azione collettiva di liberazione della Patria rimase niente più che una tragedia. Vecchi-giovani: molti scrittori, come Verga e Pirandello stesso, vissero un periodo post-risorgimentale frustrante e denso di cocenti delusioni, l' Italia sembrava essere una semplice accozzaglia di regioni-staterelli che non erano abituati a convivere sotto un' unica bandiera. Quella che doveva essere unità si tramutò in una Piemontesizzazione, esito frutto dei fallimenti dei moti carbonari e della strategia mazziniana di una rivoluzione di massa.
Questo romanzo, "i vecchi e i giovani", è verista per l' impostazione e la descrizione minuta e dettagliata dei paesaggi, umoristico-espressionista per le tematiche tipiche del dissidio forma-vita, della coscienza infelice e alienata, della "vita che non conclude", dell' insensatezza della vita stessa e del suo eterno fieri...Il disincanto post-risorgimentale si riflette nella descrizione di un' Italia dilaniata dalle lotte intestine e dai rancori, infangata dalla corruzione del ceto politico dirigente che fa capo a Roma, animata dalle violente e truculente ribellioni dei contadini siciliani, infiacchiti e snervati dall' infrangimento delle promesse: uguaglianza e giustizia, equa suddivisione delle terre e miglioramento del tenore di vita. La Sicilia illustrata da Pirandello è popolata dalla miseria e dalla desolazione dei solfarai e dei fittavoli, schiavizzati dai mezzadri e i latifondisti; è una regione retta e organizzata dal clero e dai funzionari piemontesi corrotti, è influenzata dagli scandali della Banca Romana, dalla nascita e dallo sviluppo del fenomeno dei fasci siciliani. E' una terra di sofferenza, di fatica e di sfruttamento. Pirandello muove i suoi personaggi saltando vorticosamente dalle angosce, dalle frustrazioni e dalle sofferenze di uno a quelle di un altro, sviscerando con precisione e penetrazione la psiche di ognuno. Mauro Mortara, il vecchio fautore del Risorgimento che si crogiola nel suo idilliaco convincimento che la Patria viva prospera e gloriosa; Don Flaminio Salvo, il banchiere siciliano proprietario di tutte le solfatare che dal sobillamento dell' ordine borbonico e dal nuovo governo piemontese trae profitto e potere; Don Ippolito Laurentano, il latifondista nostalgico dei borboni, rinchiuso nella sua villa appartata; Antonio del Re, Don Gerlando Laurentano, Roberto Auriti, Corrado Selmi, Ignazio Capolino, la miriade di giovani che ha ereditato un' Italia confusa, priva di punti di riferimento, scissa, piena di contrasti e affranto livore. Sono tutti giovani che, chi in un modo chi in un altro, sono travolti dal flusso caotico degli eventi, dagli intrallazzi, dalle proprie frustrazioni e paure, dal proprio spaesamento, generato dagli errori e dalla viltà dei vecchi.

 
Una polveriera sociale: questa è l' Italia del Risorgimento che Pirandello scruta con occhio critico. I motivi ricorrenti del suo romanzo sono quelli umorista-espressionistico e verista, sopra detti, quello filosofico-esistenziale e quello risorgimentale.

Il motivo del Risorgimento

Il romanzo ruota attorno alle insurrezioni, più o meno efferate, che scandiscono le torride giornate siciliane (Girgenti, Porto Empedocle...). Pirandello dapprima traccia un quadro complessivo dell' ambiente circostante Girgenti, della situazione dei solfarai sfruttati, dell' egemonia dei latifondisti ex borbonici e della nuova borghesia bancaria e imprenditoriale che si è insinuata approfittando del Risorgimento; in seguito ritrae quest' ultimo come un evento vissuto da pochi, da garibaldini principalmente per quanto riguarda la Sicilia, e intreccia la sua interpretazione della rivoluzione nazionale con la sua concezione filosofica della vita. Infatti le idee che avevano appassionato i fautori del Risorgimento erano manifestazioni di una realtà storica diversa rispetto a quella in cui sono narrati i fatti del romanzo, ambientato ai tempi dei fasci siciliani e dello scandalo della banca romana, quindi verso gli anni '90 dell' Ottocento. L' autore ambienta volutamente i fatti a rivoluzione ampiamente superata, perché vuole sottolineare quanto i valori, addotti come paradigmi di pensiero e azione, siano stati annichiliti nella realtà italiana postunitaria.
L' illusione che per molti ancora rappresentava il Risorgimento è evidente in Mauro Mortara, ex garibaldino, convinto che la causa della Patria sia stata spalleggiata e attuata pienamente. Vive nella villa di Don Cosmo Laurentano come custode della stanza del "Generale", responsabile, secondo lui, dell' insurrezione di massa del 1848 in Sicilia, culminata con la costituzione del Parlamento regionale. In realtà non sa che il "Generale" non mirava ad un' Italia unita, bensì alla formazione di uno staterello indipendente e sostenuto dalla casata spagnola. Roberto Auriti e Corrado Selmi incarnano la figura degli eredi falliti e frustrati del Risorgimento, impossibilitati ad agire in un contesto che è ben diverso da quello che avevano immaginato. I contadini sono descritti come dei bruti immiseriti da un lavoro massacrante e faticoso, devastati dalla fame e dalla povertà.

Il motivo filosofico-esistenziale

"La vita o si vive o si scrive, io non l'ho mai vissuta, se non scrivendola."
 
Luigi Pirandello , Il fu Mattia Pascal

Pirandello lascia trasparire il suo pensiero arzigogolato, riguardo alla sua visione della vita, tramite i personaggi principali. Il nodo centrale del suo pensiero è rintracciabile nell' esperienza risorgimentale, ritenuta una prova palese della casualità e dell' anarchismo della vita che non si sottomette ad alcuna legge prestabilita. La vita è incontrollabile e imprevedibile, le idee propugnate dagli intellettuali risorgimentali dimostrano che, senza rapportarsi con la realtà esistente che si mira a trasformare, non si può intraprendere e ultimare una reale rivoluzione. L' Italia è una riprova della sua concezione, lo dice lui stesso quando critica la presunzione e la cecità di chi ha ritenuto che si potesse attuare una rivoluzione immediatamente, senza un processo di preparazione e sviluppo che implicasse l' educazione e il coinvolgimento consapevole delle masse popolari. Pirandello, in perfetto accordo con la sua filosofia, critica anche chi era convinto di soffocare il processo di sollevamento popolare, incapsulandolo dentro schemi concettuali fissi e immutabili. La composizione socio-economica dei fasci siciliani, movimento emerso per via dell' estrema povertà e miseria dei contadini siciliani, non nascondeva di certo influssi di carattere ideologico socialista e il fenomeno viene nettamente criticato dall' autore stesso che vede i Fasci come un' estesa torma di sfruttati risentiti e rancorosi, capeggiati da uno sparuto gruppo di presunti interpreti e garanti della volontà popolare. Ed ecco che s' innesta nella sfilza di eventi e personaggi la figura di "Don Propaganda", attempato signore, gobbuto e claudicante, che gira per la Sicilia al fine di iniziare i contadini siciliani alla causa socialista. Dunque il nocciolo del libro si identifica con un intricato groviglio di riflessioni filosofico-esistenziali e impressioni varie suscitate dal Risorgimento, indissolubilmente legate e interscambiate le une con le altre, per spiegare concetti astrusi come il dissidio forma-vita, la non-conclusione della vita, l' insensatezza della vita e così via. Il dissidio forma-vita è un concetto cardine dell' umorismo e della filosofia pirandelliani: la società siciliana dipinta da Pirandello è corrosa e cristallizzata da uno stile di vita prescritto e bloccato dalle forme sociali convenzionali, le cosìdette convenienze. Sono precetti di vita e obblighi imposti dal patriarca che coarta i propri figli ad adeguarsi e modellare i propri bisogni e desideri alla forma che si deve mantenere: il prestigio sociale, una famiglia ligia alla dottrina cattolica e praticante, un matrimonio combinato, ruoli familiari predeterminati, una moglie obbediente e remissiva, dei figli incondizionatamente rispettosi e passivi, una mestiere già deciso, gesti preparati, una vita falsa e artefatta. La famiglia, ma più in generale, la società che Pirandello descrive è soffocata e intorbidita dalle forme che non lasciano spazio all' eterno fieri della vita. Oggi più che mai una società del genere attiene allo scenario descritto dall' autore, modulandosi in base alla stessa dilaniante contrapposizione fra forma e vita. Per forma si intende uno stile di vita prefissato, dei fini programmati, un modo di pensare, parlare, comportarsi e agire preordinato e immutabile, incastonato nell' aggregato di forme entro cui si vuole confinare l' eterno fluire della propria vita: i propri bisogni e desideri, il proprio stile di vita, le propria morale ed etica, i propri scopi della vita, il proprio pensiero (auto-nomo), il proprio modo di esprimersi attraverso la fertilità della parola libera. Tutti valori, all' insegna dell' autonomia e dell' individualità, che si discostano dalle nuove forme che imperversano sulle società di oggi: famiglia consumistica, cattolicesimo perbenista, lavoro programmato, produttivo ed efficiente, ben retribuito e alienato, anomia (assenza totale di regole di condotta morale per incapacità delle istituzioni di incarnarle e infonderle negli animi dei cittadini), una vita appartata e monotona, da relitti piuttosto che da esseri umani, liberi e meritevoli di dignità. Cos' è la vita che ci viene proposta oggi se non un film che ripete all' infinito e per tutti la stessa unilaterale e monocolore trama ? Vita-asilo-scuola elementare-scuola media-liceo-università-lavoro alienato, famiglia consumista-tempo libero programmato-anzianità-pensione, nipoti-morte.
 
Pirandello è un punto di riferimento per comprendere la realtà odierna. Inoltre sostiene che "la vita non conclude", ovvero noi possiamo consacrarci ad un' ideale o bloccarci nelle nostre sicure e mediocri forme sociali, ma questo ci porterà a cozzare con il divenire della vita che stravolge continuamente le certezze e le forme, cambiando il contesto storico prima esistente. Pertanto ideali che potevano valere in una certa situazione storica perdono la loro veridicità e fattibilità, perché la vita, così come la storia, non si ferma e va avanti. Quando si sente dire, a chi ha conseguito
un posto di lavoro stabile, che è "arrivato", si incappa in un errore marchiano e pericoloso che può illuderci che la vita abbia una fine. Ogni fine è un inizio e l' errore commesso dai vecchi del Risorgimento consiste nell' essersi illusi che la storia fosse finita e potesse conchiudersi con l' Unità nazionale, come se fosse un quadretto ben dipinto da elogiare e curare. I giovani, proprio come oggi, si sono ritrovati in una situazione diffusa e soffusa di spaesamento, smarrimento, assenza di linee guida, ingabbiati e isolati nel caos della vita, quindi della storia. Si può dire, per trarre una lezione dal Risorgimento, che le società in generale, e l' Italia oggi, debbono promuovere un costante contrasto dialettico e superamento di idee e contesti sociali, in modo tale che non si perseguano ideali avulsi dalla realtà o false chimere di una realtà unica e immutabile, bensì la vitale esigenza di approcciarsi alla vita in maniera aperta, mutevole e infinitamente possibilista.




"Una sola cosa è triste, cari miei: aver capito il giuoco ! Dico il giuoco di questo demoniaccio beffardo che ciascuno di noi ha dentro e che si spassa a rappresentarci di fuori, come realtà, ciò che poco dopo egli stesso ci scopre come una nostra illusione, deridendoci degli affanni che per essa ci siamo dati, e deridendoci anche, come avviene a me, del non averci saputo illudere, poiché fuori di queste illusioni non c'è più altra realtà...E dunque, non vi lagnate ! Affannatevi e tormentatevi, senza pensare che tutto questo non conclude. Se non conclude, è segno che non deve concludere, e che è vano dunque cercare una conclusione. Bisogna vivere, cioè illudersi; lasciar giocare in noi il demoniaccio beffardo, finché non si sarà stancato; e pensare che tutto questo passerà...passerà..."




                                                                                                                                     Ugo Giarratano




 

domenica 6 ottobre 2013

LE CONTRADDIZIONI DELL' ITALIA E DELL' EUROPA DELL' IMMIGRAZIONE


Mare Nostrum et candidam Europam

Dopo la tragedia di Lampedusa, il ministro dell'Interno Alfano ha attaccato Renzi, reo di aver "fatto politica" quando ancora i cadaveri erano "sulla banchina": Renzi ha praticamente affermato che è necessario cambiare la legge che regola l'immigrazione in Italia, cioè la Bossi-Fini del 2002; Alfano ha invitato il sindaco di Firenze a non iniziare a fare polemica quando ancora si lavora per fronteggiare la tragedia: la politica dopo, cioè. Nelle stesse ore il ministro ha, però, detto: "l'Europa deve proteggere questa frontiera". "Proteggere" in che senso? "Proteggere" significa: difendere contro quanto potrebbe costituire motivo di danno. Non è forse questo un discorso politico? Non come quel grossolano e parso insensibile di Renzi, ma molto più fine ed intelligente. Poi (Alfano) ha attaccato Frontex: " il sistema europeo per la protezione delle frontiere: questo mare segna il confine tra l'Africa e l'Europa, non tra l'Africa e la Sicilia. E quindi va protetto con aerei e navi europei in modo più efficace di quanto avviene ora. Così c'è anche meno rischio di morti ". Quindi il punto, per il vice-premier, è che le forze armate europee devono "proteggere" il canale di Sicilia, far arrivare gli immigrati salvi a Lampedusa, cioè in territorio europeo "protetto" da forze europee, per poi respingerli quasi tutti, in quanto clandestini per la legislazione italiana: così dice la Bossi-Fini, votata da un giovanissimo Alfano. Salvarli in mare, giusto per avere la coscienza apposto, e poi mandarli indietro nei loro paesi perchè, nel momento in cui sbarcano, l'Italia non li vuole: in questo modo l'Italia fa ciò che deve, così come l'Occidente, al quale non dispiace in fondo il fatto che vengano "ri-cacciati" nelle loro terre. Quest'ultimo, a detta di molti personaggi della politica italiana, "scarica" troppe responsabilità sui paesi che ospitano nell'immediato gli immigranti: ed è veramente così. Gli immigrati che arrivano sulle coste spagnole, italiane e greche puntano l'Europa che conta (mica sono scemi), ma dal canale di Sicilia non possono arrivarci per due motivi: o muoiono in mare perchè tolta l'Italia (nella quale molti di loro non vogliono rimanere) non li salva praticamente nessuno, o, una volta sbarcati a Lampedusa, il nostro Stato li considera fuorilegge, a meno che non posseggano un visto d'ingresso rilasciato dall'ambasciata italiana del paese d'origine dell'emigrante. Una legge (la Bossi-Fini) creata per non fare entrare quasi nessuno, cioè per preservare sicuramente la razza padana (per stessa ammissione di Bossi e amici) e, perchè no, quella italica, se la si vede dal punto di vista di Fini (ex Movimento Sociale Italiano, dove confluirono gli ex fascisti) e dei camerati. La Bossi-Fini l'hanno voluta (è un'esagerazione non troppo "esagerata") il Partito Fascista della regione Padania e quello Nazionale (Alleanza Nazionale, partito sorto dalle ceneri del Movimento Sociale Italiano e capeggiato da Fini). Quello che fa più rabbrividire è pensare: in questi primi dodici anni di Bossi-Fini gli "altri" cosa hanno fatto? Gli "altri" intesi come politici, ma anche le persone comuni: il punto è che per combattere il fenomeno migratorio in TV basta solo commuoversi, "tu" puoi essere a favore della Bossi-Fini ma l'importante è che tu sia commosso, o magari "a te persona comune" gli immigrati nemmeno piacciono, ma devi essere lo stesso commosso.

Ricapitolando: Alfano vuole che i militari europei difendano il Mediterraneo perchè gli immigrati vogliono andare in Germania o in Svezia; quando arrivano salvi a Lampedusa, gli immigrati, l'Europa, nemmeno la vedranno, perchè la maggior parte di loro si scontrerà con la legislazione italiana. Quindi l'Europa sprecherà risorse per salvare gli immigrati dal mare, per poi farli tornare in Africa, dove moriranno comunque, e moriranno non perchè l'Africa è nata già povera e con le dittature, ma perchè qualcuno ce le ha "messe". E poi quale Europa? Quella dove avanzano i nazionalisti (o meglio fascisti) del Fronte Nazionale e di Alba Dorata o quella alla quale non importa nulla. 

Il nostro vicepremier e ministro dell'Interno ha detto pure: "Una scena che spero davvero che la Divina Provvidenza abbia fatto verificare per fare aprire gli occhi anche all'Europa". Ecco, se proprio bisogna ragionare da democristiani, possiamo dire che gli immigrati li dobbiamo accogliere e dobbiamo legalizzare la loro posizione all'interno dell'Europa perchè con la Divina Provvidenza non siamo pari: in 20 milioni emigrammo cent'anni fa, non sarebbe ora di chiudere il conto aperto con Dio? 

                                                                                                                                        Alberto Mannino

 

                                                                                                                                   

giovedì 3 ottobre 2013

Il Caimano scende un altro gradino del suo declino

Don Angelino si ricorda di essere Democristiano e accoltella B.

Clamoroso dietrofront sulla sfiducia; B. esce dalla stanza dei bottoni e poi torna con il piede sullo spiraglio


Silvio Berlusconi dopo lungo travaglio dichiara la fiducia al Governo
Non ci si riesce a credere; assurdo ma è vero. Nella giornata storica del 2 Ottobre 2013, il giorno nel quale il PDL unito sotto la guida autoritaria del padre avrebbe dovuto far cadere il Governo delle larghe intese, si è svolta invece la spaccatura dello stesso Popolo della libertà. Dopo giorni insonni, calcoli e dimostrazioni di  forza a distanza, Berlusconi ha dovuto negli ultimi minuti guardare la realtà, una realtà nella quale i cosiddetti moderati o colombe, hanno azzannato il loro padre, dimostrando che il potere di B. sta ormai tramontando. Per la prima volta in 20 anni Berlusconi non è stato decisivo, è stato scavalcato e sconfitto sul piano tattico. Se avesse davvero votato la sfiducia il Governo non sarebbe comunque caduto e ciò avrebbe arrecato un danno maggiore al senatore Berlusconi, il quale sarebbe stato fuori dalla camera dei bottoni, senza alcuna possibilità di influenzare il Governo e subendo inoltre lo smacco di essere stato sconfitto da Alfano, Formigoni e Cicchitto. Con il dietrofront all'ultimo secondo e la relativa fiducia al Governo, Berlusconi compie una mossa difensiva, evita infatti la completa debacle del suo partito e salva in extremis la faccia. E' riuscito a non perdere verrebbe da dire, lo stesso Letta gli dice "grande", quasi come se volesse dire "insegnaci. 
Nonostante il recupero di B. , l'evento dimostra lo forza del Governo, il quale ha ormai fatto della stabilità il suo valore assoluto, anche se cosa voglia dire stabilità ce lo stiamo chiedendo tutti, e vedendo ancora i resti della Prima Repubblica sulla scena politica e un Governo che si può ormai definire a tutti gli effetti Democristiano, sembrerebbe che ciò significhi immobilità e stagnazione. Inoltre con la coltellata del gruppo dei diversamente berlusconiani guidati da Alfano, si comprende come adesso il ruolo di Berlusconi sia stato ridimensionato, non potendo più ricattare con la minaccia di far cadere un Governo che ormai non dipende più da lui. Come in tutti i momenti critici della politica italiana il tatticismo democristiano ha trionfato un'altra volta. I santi democristiani Letta, Alfano, Franceschini, Lupi e Quagliariello hanno dimostrato un' abilità e una forza degna dei loro maestri della Prima Repubblica; sono riusciti a mutare il quadro politico riscrivendo gli schemi e i rapporti di forza, senza ovviamente che gli elettori possano esprimersi. Con una vittoria così determinante della nuova DC o del partito della stabilità, si prospettata nuova linfa ad un Governo che era sul letto di morte, con previsioni tra un altro anno o due, vedendo scemare così il potere del popolo, il quale assiste inerme da spettatore pensando " ma ora devo sorbirmi un altro anno un Governo che non ho votato e ritrovarmi probabilmente ancora il porcellum?".
Viva la stabilità!
Dopo una vicenda del genere, ritorna in mente una barzelletta che raccontò una volta Silvio Berlusconi:" Nerone chiama Tigellino per organizzare dei giochi al Colosseo chiedendo che fossero portati 20 cristiani per farli sbranare dai leoni; al momento della verità i leoni attaccano i cristiani, si alza un enorme polverone tra le urla del pubblico, e una volta dissoltosi il polverone si vedono i leoni stecchiti e i cristiani con la pancia piena; a quel punto Nerone si rivolge a Tigellino rimproverandolo di aver portato non 20 cristiani ma 20 democristiani." Chissà se ripensandoci il senatore starà ancora ridendo. Ma in tutto questo cosa sta accadendo nel Partito Democratico? Se infatti negli ultimi giorni il PD ha assistito tranquillamente e con giubilo gli odiati alleati azzannarsi tra loro, adesso la situazione è diversa, e i democratici vedono tramontare la speranza di spezzare le catene della vergogna per l'alleanza con il PDL. 
Inoltre dopo la vittoria della stabilità, come potrà proporsi il PD e qualunque candidato segretario come guida del cambiamento quando il Governo si è dimostrato essere così resistente? E' proprio per questo che da oggi girano ipotesi di un cambio di piani per Matteo Renzi, il quale non potrebbe fare il segretario aspettando un anno prima di scendere davvero in campo, vedendo così sfumare anche il consenso costruito sull'immagine del cambiamento. In questo modo l'idea è che Matteo Renzi, non avendo mai ufficializzato la candidatura a segretario, possa sfilarsi dalla corsa a segretario e rimandare il tutto alla lotta per diventare Premier, secondo il modello D'Alema. Tutto ciò farebbe la gioia del candidato d'alemiano Cuperlo, il quale vedrebbe la strada spianata alla carica di segretario; ma non è il momento di sottovalutare gli avversari, soprattutto quando l'altro candidato ha già dimostrato la sua forza sul web e nel rapporto con i militanti e non, alle feste democratiche, ovvero Pippo Civati, alle quale ha oggi dichiarato, tramite la propria pagina facebook, le sue preoccupazioni per il nuovo scenario:" La maggioranza politica coesa è proprio quello che non andava e non va fatto. In questo modo mi pare che ci allontaniamo sempre di più dai nostri elettori e che stiamo ridisegnando il sistema politico italiano non con libere elezioni, ma con operazioni di Palazzo."


Giorgio Mineo


   

mercoledì 2 ottobre 2013

NO MUOS, CRONACHE DI UNA "MANIFESTAZIONE"

Impressioni no muos


Il 28 settembre si è svolta in sicurezza la manifestazione no muos.



L'obiettivo di quest' evento era di sensibilizzare l' Assemblea Regionale Siciliana riguardo alla problematica urgente del MUOS, la base satellitare americana in corso di costruzione a Niscemi. Secondo il responso dell' Istituto Superiore della Sanità, il MUOS non rappresenta una minaccia, mentre, secondo una relazione dei professori del politecnico di Torino M. Zucchetti e M. Coraddu, le onde elettromagnetiche emesse dal MUOS sono nocive, in quanto sussiste il rischio di leucemie, infertilità e interferenze con strumenti salvavita (peacemaker). Le altre basi che appartengono al progetto MUOS sono state costruite in zone deserte, in più le rilevazioni effettuate dall' ARPA sono state ritenute dallo stesso ente insufficienti, perchè soggette agli ostacoli e ai divieti dell'esercito americano.

Ma andiamo alla manifestazione. Che tipo di manifestazione è stata ? Come si è svolta ? Quali risultati ha ottenuto ?
E' stato senz'altro un evento importante, sebbene la partecipazione sia risultata limitata e al di sotto delle aspettative; tuttavia, vedere le piazze e le vie del centro di Palermo piene di gente, di militanti di partito, di associazioni NO MUOS e così via ha dimostrato, seppure flebile, una forma di protesta palese e di dimostrazione reale di dissenso. Ciononostante, sorge il dubbio legittimo sull' efficacia di questa contestazione: i manifestanti, dopo essersi assembrati dinanzi al Palazzo dei Normanni, al termine della lunga marcia, hanno sgomberato la zona dopo solo un' ora. In più il corteo, durante il percorso, si è cimentato in cori da stadio che scagliavano per aria improperi nei confronti di Crocetta; possibile che un esempio di dissenso, attuatosi nelle forme della democrazia, debba concretarsi in insulti, musica, frastuono indistinto e qualche fumogeno isolato ? Il punto è che, un tempo, i partiti che animavano la vita politica degli italiani erano il partito comunista, la democrazia cristiana e il partito socialista, per citare tre esempi fra  i tanti, e si preoccupavano, nonostante i loro difetti, di ascoltare le istanze e i bisogni del popolo. Il compito di un partito politico è di incanalare le esigenze e le istanze della cittadinanza entro le proprie forme personali di organizzazione e di imprimere una forma, delineare uno schema di idee che sostanzi le molteplici richieste dei suoi elettori. Dov' era il PD, il presunto partito di sinistra ? Perchè nessun politico si è curato di partecipare a quest' evento, riempiendolo e arricchendolo di contenuti ? E' stata una manifestazione scialba, inconsistente ed esclusivamente emotiva che non ha saputo razionalizzarsi, principalmente per l'assenza di un punto di riferimento politico, senza nulla togliere all' evento in sé, che si è rivelato tanto necessario quanto esemplare. Inoltre urge domandarsi che tipo di democrazia sia la nostra, se la cittadinanza, nel momento in cui esprime il proprio dissenso, non viene minimamente considerata dai politici.

Poca convinzione e spaesamento: queste sono le sensazioni che hanno colpito. A parte qualche coro ripetitivo e la marcia sostenuta di una cittadinanza inerte, la manifestazione rimane solo un evento fra i tanti, al quale molti palermitani hanno preferito tristemente la partita della loro squadra preferita (il Palermo). Crocetta ha dichiarato, quando la revoca dell'autorizzazione ai lavori è stata ritirata, che "Obama lo vuole (il MUOS) e dobbiamo darglielo". L' ingiustizia e la violazione della nostra sovranità, nonché della nostra libertà, sono state velate e ancora una volta il calcio ha ribadito la sua presa psicologica sulle masse, quindi la sua capacità, necessaria al nostro Sistema, di distrarre e indurre alla passiva remissività. In che democrazia viviamo, se i mezzi di espressione della volontà popolare, da essa prescritti, sono così facilmente invalidati e perfino annullati ? Cosa ci insegna il MUOS ? Che noi siamo succubi degli USA ? Intuizione passibile di verità, se si considera che gli USA possiedono una parte del nostro debito pubblico, essendo perciò nelle condizioni di ricattarci. Ciò significa che la politica è ormai assoggettata all' economia ? Sembra un' osservazione sensata. Fatto sta che la manifestazione del 28 settembre è indicativa di molte tendenze e caratteristiche che denotano la crisi della democrazia, la regressione della coscienza cittadina che non riesce a realizzare forme di protesta creative e originali, l' acquiescenza dei cittadini stessi che hanno preferito la partita o altro, l' assenza della piena cognizione del valore di uno stile di vita democratico e la mancanza di un 'educazione ai suoi sani e vitali principi.

Ugo Giarratano


Come detto precedentemente, sembra palese l'assenza di una guida politica o comunque della società civile che possa elevare la protesta e porsi, come nel caso dei NO TAV, come una vera e propria spina nel fianco nei confronti del governo regionale e non solo. La politica sul caso Muos ha sempre avuto una doppia faccia; il problema è stato utilizzato in svariati modi in campagna elettorale, come dal vincitore ed ora Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, per poi essere quasi dimenticato, arrivando prima al blocco delle autorizzazioni per la costruzione del radar, e poi al passo indietro ed il conseguente via libera ai lavori. Alla manifestazione erano presenti attivisti della prima ora, gruppi autonomi dei centri sociali, sindacalisti di Cobas e della Cgil e alcuni deputati dell'ARS dei 5 stelle e del PD, come Fabrizio Ferrandelli (PD) o Riccardo Nuti (ex capogruppo M5S alla camera dei deputati) intervistati da noi sull'argomento, e inoltre il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il quale ha ribadito, tra i fischi dei manifestanti, l'opposizione della sua giunta nei confronti della costruzione del Muos: "Perché significa un atto di violenza alla storia e alla libertà della Sicilia".
In tutto ciò manca infatti la presenza dei partiti, non basta la partecipazione di qualche deputato, serve un reale coinvolgimento dei partiti i quali hanno il dovere di farsi carico del disagio e tentare di risolverlo; vi è la necessità che la politica torni fra la gente, che la ascolti, che soffra con loro, che condivida gioie e dolori, che crei una rete che possa unire tutti coloro che vogliono unirsi alla lotta. Non a caso nel progetto di rinnovamento del Partito Democratico proposto da Fabrizio Barca e appoggiato in parte dal candidato alla segreteria Pippo Civati, si pone tra gli elementi cardine la realizzazione di una rete nazionale tra gli iscritti per potersi confrontare a distanza all'interno del proprio partito e trovare in certi casi anche una linea per una lotta comune che interessi diverse zone d'Italia, come poteva essere stato il referendum sull'acqua. Ciò che i cittadini richiedono è che la politica li ascolti e che lotti con loro e che si prenda le sue responsabilità ammettendo anche il fallimento, una politica che sia presente non solo in campagna elettorale ma ogni giorno e che tragga gli elementi di rinnovamento dalla cittadinanza.


Giorgio Mineo



Quella contro il MUOS è una protesta "giusta"; giusta apostrofato, perchè sui concetti di giusto o sbagliato si possono fare mille speculazioni. È una protesta giusta, al di là della questione politico-militare: il MUOS inquina, come sostengono scienziati indipendenti; ed è palese che gli scienziati mandati dallo Stato hanno sostenuto che la struttura non provoca danni alla salute poichè ingaggiati dal potere.

Sbagliati sono stati i toni, però, con i quali è stato attaccato Crocetta: perchè i manifestanti non hanno capito che non è Crocetta il "pezzo di *****", e che il Presidente della Regione poco ha potuto fare. Insomma: il MUOS "Obama lo vuole", e se lo vuole quello che è l'uomo più potente del mondo, nessuno può controbattere, tanto meno l'Italia, che poi degli americani è amica, vuoi per convenienza, vuoi per affinità, vuoi per sincera e mesta amicizia, e vuoi, in parte, per il fatto di essere cattolici fino al midollo, così cattolici da aver combattuto i bolscevichi satanici con l'aiuto e per la felicità degli americani. E alla fine alla manifestazione c'erano praticamente solo i bolscevichi di Rifondazione Comunista, insieme con altri partiti di sinistra; facendo diventare, questa, una manifestazione politica e non politicamente laica o politicamente "equilibrata". Sostengo: i partiti ne hanno fatto solamente una questione politica, come a dire: a me l'America non piace, allora manifesto; a me piace, quindi non manifesto. Sostengo che manifestare debba essere una questione di "principio"; principio apostrofato, perchè è un concetto relativo. Ma relativo non deve essere, perchè questa non è politica, ma è salute, malattie: quelle che sfiancano gli uomini, e che lo costringono all'infermità, cioè all'affossamento del corpo, e poi all'inutilità auto-inflitta, "il giorno il cui si sgretolò il coraggio".

Comunque diciamoci la verità: tolti i manifestanti e pochi altri, il MUOS lo vogliono tutti; ma non è che esattamente lo vogliano, è che se c'è o non c'è cambia poco, anzi frega niente. In ogni caso "è colpa di Crocetta"...


Alberto Mannino


Intervista a Riccardo Nuti ex capogruppo camera M5S (https://www.youtube.com/watch?v=N2sziy5ktws)


Intervista a Fabrizio Ferrandelli deputato PD all'ARS (http://www.youtube.com/watch?v=1h5pLemWA1E&feature=youtu.be)


























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