sabato 21 settembre 2013


L'EREDITA' DI PIER PAOLO PASOLINI, PER UNA LETTURA CRITICA DELL'ITALIA DI OGGI

Gli "Scritti Corsari" è una raccolta di articoli del "Corriere della Sera", del "Tempo Illustrato", de "Il Mondo", di "Nuova Generazione" e "Paese sera" scritti da Pasolini, in cui il giornalista, poeta, regista e scrittore soppesa e analizza criticamente il contesto politico, culturale, nazionale e sociale dell'Italia, dal 1973 fino al 1975.

Ma chi è Pasolini ? E' un intellettuale corsaro che si oppone dialetticamente e aspramente all'egemonia culturale del neocapitalismo fuoriuscito dalla seconda guerra mondiale. L'Italia vive, nel secondo dopo guerra, sotto il regime di un totalitarismo nuovo, che fonda il suo potere sull'omologazione linguistica e culturale, sulla "tolleranza repressiva", sulla liberalizzazione del sesso, di cui i referendum sull'aborto e il divorzio ne rappresentano una preoccupante manifestazione; ma si serve anche della massificazione della cultura, dell' uniformazione delle minoranze culturali e linguistiche, riguardanti coloro i quali parlano ancora il dialetto, ad un unico stile di vita e modo di parlare, di pensare e di comportarsi. Pasolini scorge, nella trasformazione della realtà sociale italiana postbellica, una deriva totalitaria che si concreta nel nuovo capitalismo del consumismo smodato, dell' "edonismo neolaico" e della "tolleranza repressiva". 

Le differenze regionali e provinciali, che hanno contraddistinto l'Italia per la sua varietà ed eterogeneità culturale e storica, sono decadute, per essere relegate nella dimenticanza e per confluire nella realtà " a una dimensione" del regime capitalistico. Negli "Scritti Corsari" Pasolini critica i giovani del '68 che avevano dimostrato con la loro ribellione emotiva contro il "potere" il loro animo piccolo-borghese, il loro sovversivismo da "benpensanti", rinunciando a intraprendere un percorso di opposizione dialettica al sistema capitalista in cui erano nati. In un articolo sui sessantottini, Pasolini scorge nella loro fisionomia, particolare per le chiome "capellone", una rivolta blanda e inconsistente, guidata da una generazione di figli di banchieri, medici, imprenditori, impiegati, borghesi di ogni estrazione, che nel loro modo di vestire, coi loro jeans e il loro abbigliamento dimesso, vengono assimilati da quello stesso bersaglio di critica che li fagocita, smorzando le loro proteste e indirizzandole per i propri fini di dirigenza. Dunque Pasolini riesce ad arguire dal loro "linguaggio dei capelli" l'insofferenza e il disgusto dei giovani del '68 verso il sistema perpetuato dai loro "padri", tuttavia la loro protesta si risolve nell'emotiva ed incosciente contestazione che pian piano tradisce la sua valenza di movimento aderente al sistema, proponendosi come una nuova Sinistra "nata dentro l'universo borghese", capace di unire "provocatori" (di "destra", fascisti) ed elementi di "sinistra"; una sinistra adialettica che rumoreggia molto, ma che non avanza idee rivoluzionarie che trascendano lo status quo. E' un'analisi arguta e interessante quella di Pasolini: il '68 non è stato un momento di sostanziale rottura con l'ordine vigente, anzi ha palesato la piena maturazione del processo evolutivo di affermazione del neocapitalismo italiano che è fuoriuscito dall'esperienza fascista, dopo essersene servito per preservare in maniera reazionaria i propri interessi particolari. Il "regime", come lo definisce a buon diritto, ha vissuto 2 fasi di sviluppo con un interludio di transizione: la prima fase va dalla fine della guerra alla "scomparsa delle lucciole", che si estinsero nel '60 suscitando scalpore e costernazione; la seconda fase va dalla "scomparsa delle lucciole" fino ad "oggi" (Pasolini si riferisce al giorno in cui stava scrivendo l'articolo, all' incirca 1° febbraio, del 1975).  La prima fase è contrassegnata da una "continuità fra fascismo e fascismo democristiano" che si connota per la comunanza di valori, quali famiglia, Patria, obbedienza, Chiesa, disciplina, risparmio, ordine, moralità, e che consolida la propria egemonia avvalendosi del supporto logistico - territoriale della Chiesa che era ben radicata negli ambienti contadini e borghesi dell'Italia del tempo.

"La democrazia che gli antifascisti democristiani opponevano alla dittatura fascista era spudoratamente formale. Si fondava su una maggioranza assoluta ottenuta attraverso i voti di enormi strati di ceti medi e di enormi masse contadine, gestiti dal Vaticano. [...] Tali valori erano " anche reali": appartenevano cioè alle culture particolari e concrete che costituivano l'Italia arcaicamente agricola e paleoindustriale."

Pasolini aggiunge che la continuità col fascismo si manifestò con la mancata epurazione dei fascisti, la continuità dei loro codici, la violenza poliziesca, il disprezzo per la Costituzione.

L'interludio di transizione (verso gli anni '60) "durante la scomparsa delle lucciole" trascorre nell'incoscienza del pericolo che stava compiendosi, ossia la fine di un periodo storico con i suoi fattori economici e le sue caratteristiche culturali e linguistiche, che si stava scansando per dare spazio ad un nuovo contesto di forze sociali e politiche, caratterizzato dal progressivo radicarsi del neocapitalismo del consumismo e dell' "edonismo neolaico". Acquisisce peso sociale il PCI (Partito Comunista Italiano) che organizza la massa operaia e contadina, affrancandola dalla schiavitù psicologica dell'indottrinamento del Vaticano, che si sentiva scalzato dalla forza destabilizzante del comunismo.

La seconda fase, dal '60 in poi, vede l'annullamento del sistema di valori dell'Italia "paleoindustriale e agricola". La dittatura "clericofascista" della Democrazia Cristiana permane anche in questo periodo, proliferando in modo sostanzialmente differente, ma formalmente eguale: l'universo di valori della Dc scompare e smette di pervadere le vite degli italiani che cedono alla propagazione dei valori nuovi del neocapitalismo.

" I "valori", nazionalizzati e quindi falsificati, del vecchio universo agricolo e paleocapitalistico di colpo non contano più. [...] A sostituirli sono i "valori" di un nuovo tipo di civiltà, totalmente "altra" rispetto alla civiltà contadina e paleoindustriale. Ma in Italia esso è del tutto particolare, perchè si tratta della prima "unificazione" reale subita dal nostro paese. Mentre negli altri paesi essa si sovrappone con una certa logica all'unificazione monarchica e all'ulteriore unificazione della rivoluzione borghese e industriale."

In Italia, dal '60 in poi, si assiste ad "un vuoto di potere in sè" che la Dc non riesce a colmare, in quanto soverchiata dall'egemonia dei valori del consumismo sfrenato. La classe politica democristiana permane come maschera superficiale di un nuovo regime che Pasolini definisce capitalista; così come il "fascismo fascista" di Mussolini non aveva scalfito minimamente le coscienze degli italiani, imponendo loro solo dei profili estemporanei di comportamento, che all'occorrenza i ceti contadini e operai abbandonavano in privato per esprimersi secondo la propria cultura, anche il "clericofascismo" dopo il '60 smise di esercitare la propria egemonia culturale, profilandosi come una maschera del "mutamento antropologico" che gli italiani stavano vivendo, attirati e assimilati dai valori del consumismo, dell' "edonismo neolaico", della "tolleranza repressiva" ("permissivismo"), dell'omologazione linguistica e comportamentale, della massificazione culturale...di colpo i valori cattolici divengono esteriorità, apparenza che nasconde il nuovo stile di vita che domina ancora oggi nella società italiana.

" [...] la distinzione fra il fascismo e il fascismo di questa seconda fase del potere democristiano (dal '60 in poi) non solo non ha confronti nella nostra storia, ma probabilmente nell'intera storia"

"La spiegazione è semplice: oggi in realtà in Italia c'è un drammatico vuoto di potere. Ma questo è il punto: non un vuoto di potere legislativo o esecutivo, non un vuoto di potere dirigenziale, nè, infine, un vuoto di potere politico in qualsiasi senso tradizionale. Ma un vuoto di potere in sè."

"Il potere reale che da una decina di anni "le teste di legno" hanno servito senza accorgersi della sua realtà: ecco qualcosa che potrebbe già aver riempito il "vuoto" (vanificando anche la possibile partecipazione al governo del grande paese comunista che è nato nello sfacelo dell'Italia: perchè non si tratta di "governare").

"Di tale "potere reale" noi abbiamo immagini astratte e in fondo apocalittiche: non sappiamo figurarci quali "forme" esso assumerebbe sostituendosi direttamente ai servi che lo hanno preso per una semplice "modernizzazione" di tecniche."



"Ad ogni modo, quanto a me (se ciò ha qualche interesse per i lettore) sia chiaro: io, ancorché multinazionale, darei l'intera Montedison per una lucciola"

 Pasolini prosegue con le sue aspre e meste critiche al capitalismo che omogeneizza le diversità culturali: degni di nota i suoi articoli "Il folle slogan dei jeans Jesus" ("Non avrai altri jeans all'infuori di me"), oppure le sue analisi dei referendum del 1974 sul divorzio e del 1981 sull'aborto, la sua distinzione significativa fra i concetti di "sviluppo" e "progresso", la sua critica della Chiesa e la proposta di un suo nuovo ruolo di istituzione anticapitalistica, l'articolo famoso "io so..." sulle stragi degli "anni di piombo". In più il suo studio sul "mutamento antropologico degli italiani", la sua critica del linguaggio inespressivo e vuoto che viene insegnato in Italia, ma ciò che soggiace a tutti questi articoli è l'indomito e malinconico spirito di critica verso la metamorfosi della società italiana, operata dal "Neocapitalismo", che ha soppresso la diversità, la parola espressiva e significativa, il pensiero individuale e libero, la libertà, falcidiando la schiera di antiche istituzioni, come la Chiesa e i partiti tradizionali, e sostituendovi un sistema di vita pragmatico, edonistico, aideolgico, devoto al consumismo e alla perpetuazione del ciclo produttivo delle eccedenze.
 

Pasolini fu trucidato ad Ostia. Il mistero della sua morte si è aggiunto agli altri, non ancora svelati, della storia italiana; si pensa che i responsabili del suo assassinio siano stati i servizi segreti, infastiditi dai suoi articoli critici e dalla sua posizione di "intellettuale corsaro", sempre in contrasto con il "genocidio" antropologico del "Neocapitalismo", da lui studiato e contestato. Il suo contributo si distingue per il suo valore di originale e peculiare memoria storica e ideale, da curare gelosamente; allo stesso tempo si presenta come riprova della ferita che la mancanza prematura e premeditata di Pasolini ha generato nella società e nella cultura italiana, solo in parre alleviata dalle sue numerose opere e dalla sua immutata e coraggiosa "disperata vitalità".

                                                                                                                                            Ugo Giarratano

 

 

 

 

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mercoledì 18 settembre 2013

L'Europa si sfalda

La fine della democrazia e della politica nei paesi del sud dell'eurozona

Una dittatura economica in Europa, l'avanzata dei fascisti


 18/09/13 Oggi è il giorno del giudizio, oggi la giunta del senato dovrà esprimere il proprio voto sulla decadenza da senatore del leader del centrodestra Silvio Berlusconi. Questo è il tema che domina da almeno un mese ogni spazio televisivo e cartaceo dei media; il problema continua ad essere Berlusconi e i suoi processi. Ma mentre l'agenda politica italiana è occupata dalla discussione sul voto palese in giunta per far decadere un pregiudicato, la politica di austerità, adottata dall'Europa come l'unica vera soluzione per uscire dalla crisi, sta mietendo sempre maggiori vittime, pesando sulla popolazione inerme e regalando nuova vitalità e lustro alla finanza ed alle banche, i colpevoli della crisi stessa. La vittima maggiore è però qualcosa di più grave; non solo famiglie distrutte, giovani disoccupati, esodati, pensionati ridotti alla fame, ma anche e soprattutto la morte dell'idea alla base del nostro sistema, fondamenta della libertà, ovvero la democrazia. Con la politica di austerità e l'entrata in costituzione del pareggio di bilancio, i paesi dell'Unione con i conti in rosso sono stati costretti ad attuare una politica per rimettere i conti in regola e per favorire la finanza, andando a discapito dell'economia reale, quindi del lavoro e del popolo. L'agenda politica è stata perciò decisa da Bruxelles e dalla Germania, togliendo la libertà agli stati in difficoltà quali sono quelli del sud Europa: Italia, Spagna, Portogallo, Grecia. La politica, corrotta o efficiente che fosse, è diventata subalterna all'economia europea, la quale segue una strada di potenziamento della moneta e che si basa sulla fiducia dei mercati e sulla salute delle banche. Questo processo agevola un paese forte come la Germania, la quale vede aumentare il valore dei propri titoli e surclassa la concorrenza nelle esportazioni, promuovendo così la propria economia, diversa da quella italiana per esempio. L'economia di questa infatti è sostenuta in gran parte dalle esportazioni e non solo dal mercato interno, il quale nei paesi in difficoltà sta subendo un ridimensionamento con il fallimento di molteplici imprese, schiacciate dal calo dei consumi generato dall'impoverimento della popolazione, costretta anche a risparmiare sui beni di prima necessità quali i beni alimentari.
Nei paesi distrutti dalla crisi, come Grecia e Portogallo, l'austerità è stata più dura, portando alla politica liberista più sfrenata, con relativa vendita degli enti pubblici e quindi privatizzazione; questi paesi sono stati sostanzialmente svenduti ai privati. In questo modo i governi di scopo, senza la volontà del popolo, continuano questa politica di austerità dettata dall'Europa, generando così una dittatura oligarchica alla quale la popolazione si sta ribellando. E' soprattutto il caso del Portogallo, il quale è ormai ad un passo dal default greco. In Portogallo continuano imperterrite le manifestazioni della popolazione in rivolta contro il governo portoghese subalterno alla Troika (Bce, Ue, Fmi), che sta spolpando fino al midollo i cittadini, con un tasso di disoccupazione al 17,6% (rilevazione Maggio 2013) e con larga parte dei pensionati retribuiti con la minima di 200 euro; inoltre con la recente liberalizzazione degli affitti, essi sono stati quintuplicati dai proprietari, arrivando in taluni casi a richiedere 400 euro invece dei precedenti 60 ad inquilini con uno stipendio di 300 euro (testimonianze raccolte da Presa-Diretta).
Anche in Francia la situazione si sta aggravando, ed il fronte politico è quello più mutato nel giro di un solo anno. Dopo la vittoria della sinistra e di Holland, per la popolazione si è rimasti un uno stato di stagnazione e lenta agonia nella quale il governo, pur essendo del fronte opposto al precedente, continua con le stesse politiche economiche, subordinate a Bruxelles. In questo modo si è avviata la veloce distruzione della politica tradizionale e della sinistra. La base stessa dei lavoratori ha abbandonato il partito dopo le false speranze di Hollande, il quale non è riuscito a mantenere le promesse elettorali. Questa debacle ha favorito il partito fascista di estrema destra francese, il Fronte Nazionale Francese con a capo Marine Le Pen, che è passato in un anno dal 10% al 24%, ricavando elettori anche dalle roccaforti della sinistra francese. Il popolo, stanco di una politica subalterna all'economia e dettata dall'Europa, trova la sua ultima speranza nel Fronte Nazionale, che basa la sua politica sulla ripresa del potere da parte della Francia a discapito dell'Unione Europea, l'abbandono dell'austerità, l'uscita dall'euro, ed una politica sull'immigrazione molto dura e razzista, con la proposta di chiudere le dogane. In questa situazione i paesi del sud Europa non sono più in grado di reggere il passo della Germania e dell'euro; da qui la crescita dell'idea di abbandonare la moneta unica, così da riguadagnare la libertà di decidere la politica economica attraverso una moneta svalutabile, arrivando perciò ad un rilancio dell'economia reale e delle esportazioni. A meno di un anno dalle elezioni del Parlamento Europeo, sembra inarrestabile lo sfaldarsi dell'Unione Europea, almeno a livello economico, se le politiche economiche non cambieranno, con una prospettiva di un nuovo Parlamento Europeo con una maggioranza euroscettica ed un fronte dei paesi del sud favorevoli all'uscita dall'euro.

Giorgio Mineo  





 

 

domenica 15 settembre 2013

Isaac Asimov: "La trilogia della Fondazione"

Fantascienza e fantapolitica, un futuro realistico e attuale

La “Trilogia della Fondazione” è un’opera ideata da Isaac Asimov tra il 1951 ed il 1953 suddivisa in tre volumi: Fondazione, Fondazione e Impero, Seconda Fondazione. La vicenda è ambientata in un lontano futuro nel quale la razza umana è riuscita ad evolversi e migliorarsi fino al punto di aver colonizzato l’intera Galassia, a scapito della biodiversità degli altri pianeti, in quanto modificati a beneficio dell’uomo ricreandone il proprio habitat. In questo contesto la razza umana si riunì sotto un unico governo che garantisse prosperità e stabilità, l’ Impero Galattico. Esso alternò governi benevoli ad altri tirannici, prosperità in campo scientifico e culturale; durò diecimila anni grazie al suo governo centralizzato. L’Impero è però giunto sull’orlo del collasso; solo un uomo sembra essere arrivato a tale conclusione: Hari Seldon, ultimo dei grandi scienziati dell’Impero, sviluppò la psicostoriografia, quintessenza della sociologia, scienza del comportamento umano ridotto ad equazioni matematiche. Seldon scoprì che le reazioni delle masse potevano essere studiate con metodi statistici. Quanto più grande era l’agglomerato umano, tanto più precise risultavano le previsioni. Attraverso la psicostoriografia, Seldon riuscì a prevedere che l’Impero, in apparenza così potente e stabile, avrebbe attraversato un periodo di decadenza e declino fino ad arrivare al crollo. Da questa scoperta Seldon, insieme ad altri scienziati e attraverso un accordo con l’Impero, costituì due Fondazioni situate ai due estremi della Galassia, con il compito di preservare la civiltà ed il sapere. I veri protagonisti dell’opera sono i membri della Prima Fondazione, i quali sono all’oscuro della collocazione e dei poteri della Seconda Fondazione, che pensano sia una copia della loro stessa organizzazione. Nel futuro della razza umana immaginato dalla straordinaria mente di Isaac Asimov è subito lampante, anche per il metodo di scrittura e l'abilità narrativa, la volontà di rappresentare l'umanità secondo quella che dovrebbe essere la sua naturale evoluzione, in cui società e politica sono al centro della scacchiera planetaria. La fantascienza qui proposta da Isaac Asimov differisce da altre grandi saghe spaziali per la mancanza di alcuni ingredienti tradizionali: l'infinita e paradossale varietà del cosmo è qui appena sfruttata; paura, orrore e meraviglia davanti all'ignoto non hanno parte nella composizione; armi, macchine, animali impensabili restano tra le quinte.
La straordinarietà del romanzo è da ritrovare allora non nella costruzione di un mondo diverso dal nostro, ignoto, ma al contrario in un mondo basato sulla storia della razza umana, sulla vita e la morte dei grandi imperi del passato quali quello romano, con una storia che si articola tra guerre e intrighi politici, vicende che accelerano improvvisamente al cardiopalma con ricchi colpi di scena, dialoghi e introspezioni psicologiche tra i personaggi che mettono a dura prova il nostro giudizio. Insieme a tutto ciò si attua anche un'analisi della società umana e della sua libertà, tema centrale anche in altre opere dello scrittore come "La fine dell'eternità"; infatti l'evolversi della storia porterà ad un bivio nel quale bisognerà scegliere in che modo governare il nuovo impero che dovrà formarsi, ponendo la questione se sia giusto limitare la libertà del popolo così da permettere all' élite di governare nel modo che ritiene più adeguato, evitando un nuovo fallimento dell'impero, oppure se sia doveroso lasciare alla popolazione il libero arbitrio e quindi l'autodeterminazione. La peculiarità del romanzo che affascina il lettore risiede quindi nelle implicazioni morali e nel racconto di un futuro più che plausibile, nel quale Isaac Asimov ci immerge con incredibile maestria.

                                                                                                                  Giorgio Mineo

mercoledì 11 settembre 2013

L'ATTUALITA' DI ALDOUS HUXLEY

 
"RITORNO AL MONDO NUOVO"
di Aldous Huxley
 
Aldous Huxley era il rampollo di un'illustre famiglia inglese di scienziati e non sapremo mai se avesse mai previsto di diventare un'eccellenza nel genere letterario della distopia. La distopia è la visione ipotetica di una società realizzabile, che mette in evidenza le storture e le anomalie della società realmente esistente, di cui immagina un futuro possibile di degenerazione politica, culturale e sociale. Nel 1932 Huxley pubblicò un romanzo distopico "Il Mondo Nuovo" che anticipò quello orwelliano "1984", pubblicato invece nel 1949. L'autore scrisse anche un saggio "Ritorno al Mondo Nuovo", pubblicato nel 1958, che rivangava le questioni sollevate romanzescamente ne "Il Mondo Nuovo", integrandovi nuove considerazioni, critiche e analisi circostanziate che erano accomunate dallo stesso stringente presentimento dell'avvento di un nuovo totalitarismo, intrinsecamente differente da quelli precedenti di stampo fascista, nazista e stalinista.
Il contesto storico in cui vive Huxley è animato da eventi di importanza capitale che stravolgono le vite di milioni di persone, costrette a patire il supplizio delle due guerre mondiali, dei totalitarismi di metà secolo e della grande depressione del 1929 che aveva disorientato totalmente il mondo occidentale capitalistico.
Il '900 è il "secolo breve" che si contraddistingue per il suo violento impeto di repentino e radicale mutamento sociale, politico, economico, culturale e scientifico e Huxley, con il suo saggio "Ritorno al Mondo Nuovo" scruta e analizza questi cambiamenti, rimarcando le tendenze distruttive che il sistema socio-politico occidentale serbava e serba tutt'ora, ossia la crescita esponenziale e incontrollata della popolazione nazionale e mondiale, l'evoluzione delle città in metropoli enormi e sovraffollate e tutte le conseguenze connesse a questi fenomeni, in termini di governo politico, sistema economico ed equilibrio sociale. La sovrappopolazione è la causa determinante, per Huxley, della deriva oligarchica della democrazia e dello sviluppo strutturale del totalitarismo, modellato a immagine dei regimi dittatoriali della II guerra mondiale. Da oltre 2 secoli l'Occidente non ha moderato e regolamentato la crescita della sua popolazione, trascurando che la natura non può fornirci risorse infinite a tempo continuato, soprattutto se sottoposta ad uno sfruttamento intensivo ed estensivo. I progressi della medicina e della tecnologia hanno incentivato l'aumento delle nascite e allungato la speranza di vita, ma anche agevolato l'approvvigionamento di risorse naturali atte a soddisfare i bisogni di tutti; ciononostante si è frapposto un ostacolo a questi successi, ovvero l'esigenza di un mutamento qualitativo del modo di fare politica, dell' ordine economico e di quello sociale. Il sovraffollamento ha generato una deformazione di queste componenti essenziali, politica, economia e società, che hanno spianato la strada ad un totalitarismo di nuova specie, come sostiene Huxley, neocapitalistico e tecnologico. Le società e gli stati nazionali gradualmente sempre più sovrappopolati hanno indotto la politica a tutelare interessi costituiti di ristrette élites economiche centralizzate, tramutandola in una burocrazia soffocante che, per ritardo nell'adattarsi alle enormi masse di cittadini, ha prediletto progressivamente la preservazione della comunità nella sua interezza, soprattutto nelle crisi economiche, piuttosto che la potestà e l'effettiva garanzia dei bisogni dell'individuo. Di conseguenza, si è giunti ad una massificazione della società, distante da una politica ghettizzata, comunitaria e di parte, che si è imbattuta in un processo di soffocamento e repressione della persona, nella formazione del suo pensiero individuale e nel suo margine d'azione. Pertanto per Huxley il pensiero individuale si è illanguidito, costretto a barcamenarsi nei meandri di una società densa di metropoli sovraffollate e dispersive che lasciano la persona sola e incapace di autodeterminarsi. Anche l'economia ha subito dei cambiamenti incappando in una concentrazione di oligopoli nazionali e mondiali che dirigono e dominano le sorti di miliardi di persone e che sono capaci di osteggiare la piccola impresa, così come l'emergente redazione giornalistica, circondata dalle influenti stampe nazionali.
Huxley, in seguito, focalizza la propria attenzione sui connotati che ha maturato il nuovo totalitarismo, manifestando sbigottimento nell'ammettere che, nonostante la sua distopia "Il Mondo Nuovo" paventasse l'insorgere delle anomalie che illustrava romanzescamente, lui stesso non aveva mai immaginato un tale precorrimento dei tempi, con l'ascesa al potere di Hitler e Mussolini, nell'attuazione del suo totalitarismo distopico, né aveva mai immaginato che potesse germinare, in seno al mondo occidentale postbellico, un totalitarismo radicalmente evoluto nelle sue tendenze strutturali.
Huxley discerne il regime totalitario della distopia di Orwell "1984" da quello della propria distopia "Il Mondo Nuovo", in quanto il primo si può collocare ancora nella categoria dei vecchi totalitarismi, fascista, nazista e stalinista,  che fanno un uso metodico e sistematico della violenza fisica (gulag, lager, Gestapo, KGB, OVRA, confino...) e mentale (propaganda, indottrinamento...); mentre il secondo si prospetta come un' evoluzione che abbandona la violenza fisica per privilegiare quella mentale, la quale si concretizza nell'impiego considerevole della pubblicità, dell'industria culturale e dei media, come strumenti di docile e impercettibile manipolazione psicologica.
Pertanto si consolida una struttura ramificata di egemonia culturale, politica, economica e sociale che impone un unico modello di vita, di pensiero, di comportamento e di linguaggio; inoltre la democrazia liberale non esce rafforzata dalla seconda guerra mondiale, bensì storpiata e trasformata in una demoplutocrazia, una democrazia retta da plutocrati.
Verso la fine del suo saggio "Ritorno al Mondo Nuovo", Huxley affronta il tema degli strumenti di manipolazione di cui si serve il regime da lui criticato: il comando e la persuasione subliminale, che fanno tesoro delle scoperte di Pavlov sul riflesso condizionato e di Poetzl sulla ricettività dell'inconscio, la promozione di un' etica sessuale libertina e sregolata, l'illimitata libertà d'azione, priva di una concomitante libertà di coscienza (siamo liberi di fare tutto, ma non sappiamo se lo vogliamo o se siamo consapevoli di ciò che facciamo), l'esaltazione smodata del piacere privo di moderazione (uso di droghe e alcol) e la pubblicità, di cui delinea le caratteristiche principali, ovvero l' "iterazione", la "soppressione", la "razionalizzazione" e la "distrazione".
In conclusione, Huxley propone delle soluzioni da applicare per correggere la via imboccata dalle società occidentali: il decentramento del potere politico-economico, l'agevolazione della prassi democratica, con la formazione di piccoli gruppi sociali che si autogovernino e cooperino volontariamente, la promozione di una sensibilizzazione morale ed etica sul controllo delle nascite, la dismissione graduale delle imponenti metropoli per ripristinare le comunità provinciali di campagna, così da ricreare un ambiente naturale e umano, più sostenibile e solidale; infine, l'educazione al pensiero e alla libertà individuali.


                                                                                                                                 Ugo Giarratano

martedì 10 settembre 2013

IL SISTEMA DELLE FONDAZIONI POLITICHE E LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA


IL MONDO MARCIO DELLE FONDAZIONI
 
Chiunque abbia assistito e assista allo scenario politico italiano ha sicuramente notato che il ceto politico dirigente si è consolidato nel tempo, alternando sempre gli stessi soliti noti, senza promuovere un rinnovamento progressivo e organico del gruppo, ormai monolitico, degli esponenti politici. Ma perché questa cristallizzazione della dirigenza politica nazionale ? Come è riuscito il nostro ceto dirigente a bloccare il ricambio generazionale e ideale ? Quali sono gli espedienti che sono valsi ad irrancidire la politica italiana ? Si può percepire, sottesa a questo esasperante immobilismo, una volontà nascosta, di alcune oligarchie di potere economico-finanziario, di congelare il "cambiamento", tanto sbandierato e osannato dai politici stessi che oggi si ritrovano a rivestire le loro cariche al Governo e al Parlamento e che figurano fra i membri di una pletora di fondazioni politiche, più o meno finanziate da gruppi imprenditoriali o bancari.
Altreconomia.com ha avviato un' indagine di analisi della natura delle fondazioni politiche. Ma che cos'è una fondazione ? (video che spiega cos'è una fondazione)
La fondazione è un ente senza fini di lucro che si prefigge uno scopo di interesse pubblico e che impiega i propri fondi, frutto di una donazione di privati o di un lascito testamentario, per organizzare conferenze di vario argomento o eventi culturali (per esempio). L'attività della fondazione deve essere coerente con il proprio scopo di pubblica utilità e le proprie finalità non lucrative, pertanto è sottoposta all'esame del bilancio, effettuata dal prefetto, la quale verifica che i fondi vengano effettivamente utilizzati in conformità con lo scopo prefisso, senza incorrere in illegalità o deviazioni.
La struttura della fondazione politica si dispiega in vari organi: la Presidenza, il Consiglio d'Amministrazione e i Comitati decentrati che si occupano di vari settori. Vi sono anche il tesoriere e i membri della fondazione, appartenenti alla società civile, che godono di una certa protezione.
Altreconomia.com ha stilato un elenco parziale delle fondazioni politiche in Italia e ha constatato che,
su un totale di 31 fondazioni, soltanto 7 hanno pubblicato il bilancio per il controllo, 2 non l'hanno ancora redatto, e 22 fondazioni non lo hanno nemmeno pubblicato. Perché non pubblicare il bilancio ? Che ci sia dietro i finanziamenti di queste fondazioni qualche privato (impresa, banca, ...) influente ? Se si guarda la tabella qui sotto, si possono scorgere i nomi di noti esponenti del nostro ceto politico, ormai sclerotizzato da anni, se non secoli. Fini, Lupi, Scajola, Veltroni, Formigoni, Matteoli, Brunetta, Violante, Montezemolo (neoacquisto della politica italiana), Gasparri, La Russa, gli immortali D'Alema e Amato, Adornato, Gelmini, Frattini, Della Vedova, Quagliariello (Ministro
per le Riforme Costituzionali, membro della commissione dei saggi e fautore del "rinnovamento della Costituzione"), Bersani, Visco, Alemanno, Tremonti, Cicchitto, Letta (Presidente del Consiglio, figura in 2 fondazioni) e Alfano, compagno di Letta nella Fondazione Vedrò. Senza citare tutti gli altri politici meno noti che potrete trovare qui sotto.

Il censimento delle fondazioni politiche, tutt'ora parziale, che L'Altra Economia sta cercando faticosamente di portare avanti.
Prendendo come esempio la fondazione di Letta, "Vedrò" (http://www.vedro.it/chi), possiamo notare come figurino nel "network" attori (Massimo Ghini, Cristiana Capotondi...), scrittori (Andrea Camilleri...), artisti, poeti, accademici (Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del comitato esecutivo della BCE dal 2005 al 2011 e presidente della società Snam Rete Gas dal 2012), chef, curatori d'arte, giornalisti (Oscar Giannino, Gaia Tortora, Curzio Maltese, Pierluigi Pardo...), magistrati, manager (Corrado Passera, banchiere e manager, ex ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei trasporti sotto il governo Monti, attualmente indagato per usura quand'era amministratore delegato di Intesa Sanpaolo), scienziati, sportivi (Brunel, Josefa Idem, Paparesta, Pianigian, Prandelli...) "uomini di dottrina", "startupper" e "venture capitalist". Tuttavia, le categorie di membri più rilevanti per comprendere la natura di una fondazione politica sono quelle dei politici e degli imprenditori.

Fra i politici vi sono:

Angelino Alfano, attuale vice presidente del consiglio dei ministri e ministro dell'interno
Angelo Argento, PD
Anna Maria Bernini, ex ministra per le politiche europee, adesso senatrice con il PDL
Francesco Boccia, attuale deputato PD,
  • Presidente della V Commissione(Bilancio, Tesoro e Programmazione)
  • Componente della Commissione speciale per l'esame di atti del Governo
  • Lorenza Bonaccorsi, attuale deputata PD
    Giulia Bongiorno, ex presidente della commissione giustizia della camera dei deputati, ex deputata nella XV e XVI legislatura, prima PDL, poi Futuro e Libertà di Fini e adesso Scelta Civica
    Ernesto Carbone, attuale deputato PD
    Mara Carfagna, ex ministra per le pari opportunità, laureata in Giurisprudenza con 110 e lode ex show girl, arrivata VI alla finale di Miss Italia, vanta vari calendari in cui ha posato nuda (per la rivista Maxim, 2001), attuale deputata PDL
    Stefano Dambruoso, attuale deputato con Scelta Civica
    Vito De Filippo, ex presidente della Basilicata, PD
    Paolo De Castro, ex deputato, ex senatore PD
    Nunzia De Girolamo, attuale ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali
    Paola De Micheli, attuale deputata PD
    Filippo Del Corno, assessore alla cultura del Comune di Milano, PD
    Benedetto Della Vedova, ex deputato PDL, attuale senatore con Scelta Civica
    Michele Emiliano, attuale sindaco di Bari, PD
    Massimiliano Fedriga, attuale deputato Lega Nord
    Giancarlo Giorgetti, attuale deputato Lega Nord
    Roberto Gualtieri, membro della Direzione Nazionale del PD, ha contribuito alla sua fondazione scrivendo parte del "Manifesto"
    Enrico Letta, ministro per le politiche comunitarie dal 1998 al 1999, ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato dal 1999 al 2001, sottosegretario di stato alla presidenza del consiglio dei ministri dal 2006 al 2008, deputato per la XIV, XV, XVI e XVII legislatura, ex membro del Parlamento Europeo, attuale presidente del consiglio dei ministri, fondatore della fondazione Trecentosessanta e Vedrò, quest'ultimi attualmente al centro di un'indagine della Guardia di Finanza
    Mauro Libè, ex deputato UDC
    Maurizio Lupi, ex vicepresidente della Camera dei Deputati, attuale deputato e ministro delle infrastrutture e dei trasporti
    Marianna Madìa, attuale deputata PD
    Giovanna Melandri, ex ministra per i beni e e le attività culturali, ex ministra dello sport e delle politiche giovanili, ex deputata PD
    Marco Meloni, attuale deputato PD
    Alessia Mosca, attuale deputata PD
    Andrea Orlando, ex ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, attuale deputato PD
    Filippo Patroni Griffi, attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, ex ministro per la pubblica amministrazione e semplificazione sotto Monti, ex segretario generale dell'autorità del garante per la protezione dei dati personali
    Renata Polverini, ex presidente della Regione Lazio, coinvolta nello scandalo delle tangenti, attuale deputata PDL
    Laura Ravetto, ex sottosegretario di Stato del dipartimento per i rapporti col Parlamento, attuale deputata PDL
    Matteo Renzi, attuale sindaco di Firenze, prossimo alla candidatura per le primarie del PD
    Debora Serracchiani, attuale presidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, ex membro del Parlamento Europeo
    Marco Stradiotto, ex senatore PD ed ex senatore con l'ULIVO
    Flavio Tosi, attuale sindaco di Verona con la Lega Nord
    Adolfo Urso, ex deputato in più legislature, ex ministro dello Sviluppo Economico con delega al commercio estero, presidente delle fondazioni Farefututo e Fareitalia.
    Raffaele Volpi, attuale senatore con la Lega Nord

    Tutti i membri di Vedrò o sono in Parlamento o sono ministri, ex ministri, sottosegretari, ex sottosegretari, premier (Letta) ecc... il dato più sconvolgente è che una fondazione come questa annovera esponenti politici più o meno conosciuti che popolano il Parlamento e occupano Istituzioni democratiche nel nostro paese da anni. Hanno ricoperto più cariche in innumerevoli legislature sin dalla fine degli anni '90 addirittura, oppure vi sono anche delle ex show girl, come Mara Carfagna o membri che appartengono a partiti completamente differenti. Sorge spontaneo chiedersi se non è casuale che Letta sia diventato premier delle "larghe intese" di un insolita maggioranza, o che Alfano rivesta la carica di ministro dell'interno e di vicepresidente del consiglio dei ministri. Lupi è ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Patroni Griffi è sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, Nunzia de Girolamo è ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Laura Ravetto, Carfagna, Bernini, Della Vedova, Renzi, Tosi, Serracchiani, Polverini sono tutti deputati, senatori, sindaci, inclusi quelli non menzionati che sono presenti nell'elenco sopra. Com'è possibile che una fondazione come Vedrò riunisca tutti questi politici, in attività da secoli, e attualmente presenti in Parlamento o al Governo ? E' una casualità ? E' anche una casualità che Vedrò sia oggetto di un'indagine della Guardia di Finanza ? Si può dedurre facilmente che il nostro ceto dirigente, con sotterfugi e meccanismi di raggiro, è riuscito a piazzare nelle istituzioni chiave i suoi servili prediletti, pertanto la fondazione politica si profila nelle vesti di una cricca selezionatrice, necessaria per essere iniziati alla politica. A questo punto è consequenziale chiedersi che futuro abbia un aspirante politico non affiliato ad una fondazione ?
    E' anomala una fondazione del genere che ha al suo interno membri a loro volta responsabili di altre fondazioni politiche, come Della Vedova (Libertiamo, Agenda), Letta (Trecentosessanta) e Lupi (Costruiamo il futuro). Non mancano sportivi come Josefa Idem, ex ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili, coinvolta nello scandalo delle tasse non pagate, e imprenditori che insinuano il dubbio di un qualche intrallazzo con industriali, finanzieri o banchieri.

    Il "network" di Vedrò pullula di banchieri, imprenditori, manager: gli imprenditori Luisa todini, Gian Luca Rana e Domenico Procacci, l'amministratore delegato e direttore generale di Banca prossima Marco Morganti, il vicepresidente della Morgan Stanley London (banca d'affari) Alessandro Padula, l'ex ministro ed ex ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, l'ad di Vodafone Italia e Sud Europa Paolo Bertoluzzo, l'ad di Invitalia Domenico Arcuri, il consigliere di Eni Stefano Lucchini, l'ad di dell'azienda di biancheria intima Yamamay e la lista prosegue...per non parlare degli sponsor che finanziano le varie attività: Sky, Lottomatica, Eni, Enel, Farmindustria, Edison, Telecom Italia, Vodafone, Sisal, autostrade per l'Italia, Nestlè, Campari, Alitalia, Google, Bombardier, Consorzio Venezia Nuova (indagata insieme a Vedrò dalla Guardia di Finanza)...

    In Italia ormai risulta chiaro che le fondazioni politiche celano interessi costituiti di ristrette camarille industriali-finanziarie e bancarie, che influenzano l'operato del Governo e del Parlamento esautorandoci della nostra sovranità, pertanto la struttura parallela di potere che si vela dietro l'apparenza della "stabilità" del governo, del PIL e dello SPREAD è una minaccia molto concreta e realistica all'integrità della democrazia. Non è un caso che Letta sia pervenuto alla carica di premier, chiedetevi perché proprio Letta e soprattutto tenete conto del contesto in cui si è formato questo ambiguo governo che si serve del porcellum per piazzare i suoi favoriti. La realtà italiana si presenta così: il nostro debito pubblico interno ed esterno è proprietà degli USA, della Banca d'Italia, partecipata da privati (http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti), di istituti monetari esteri, come afferma Bankitalia stessa sul suo sito e di investitori interni. Il Governo ci vessa con la sua "spending review", con l'aumento esponenziale delle tasse, con la riduzione dei fondi per il Welfare State (scuola, sanità, assistenzialismo, previdenza ecc.). La scuola ha visto inerme ridursi le sovvenzioni statali, a favore degli istituti privati, la sanità è allo sfacelo, tirata su dalle continue proteste dei suoi dipendenti che implorano finanziamenti pubblici, la riforma Fornero ha prorogato il limite di età per la pensione, così da risparmiare i soldi altrimenti destinati ad una marea di pensionati, la disoccupazione in Italia è alle stelle, Saccomanni ha dichiarato, insieme a Letta, che i nostri beni demaniali devono essere privatizzati per sanare il nostro debito pubblico che gli Usa hanno comprato e che vogliono comprare ancora, come ha dichiarato il presidente del comitato dei governatori della Federal Reserve Ben Bernanke. Debito pubblico che è detenuto dalla Banca d'Italia, dalla quale riceviamo cartamoneta tramite l'emissione di titoli di debito pubblico, per l'appunto, necessari per coprire il deficit che politiche scellerate del passato ci hanno lasciato. Si è affermata una nuova schiavitù del debito che si attua mediante l'acquisto dei debiti sovrani di quegli stati che stanno vivendo crisi di congiuntura. L'Italia è uno di questi:

    "il 46,15% del debito pubblico è detenuto dalla Banca d'Italia o da istituzioni finanziarie italiane. Il 9,58% è posseduto da altri residenti, mentre il restante 44,27% è allocato all'estero"
    (Bollettino statistico di Bankitalia, 2011)

    La democrazia in Italia è in crisi. Si sta consolidando un'anomalia nella separazione dei poteri che vede il Governo soverchiare completamente il Parlamento, infatti non è un caso che il Governo Letta abbia proposto e approvato fino ad oggi per la maggior parte decreti-legge, emessi con l'obbligo di essere convalidati dal Parlamento entro 60 giorni. "Il decreto del fare", "il decreto svuota carceri", "il decreto imu", "il decreto scuola", "il decreto sui pagamenti dei debiti alla pubblica amministrazione", "il decreto eco-bonus", "il decreto lavoro e per il rinvio dell'Iva", "il decreto ILVA", tutti decreti-legge che pongono l'esecutivo su un piano superiore di dominio del Parlamento, che non ci rappresenta nemmeno, se si pensa che è composto da nominati per mezzo del porcellum. In pochi sanno o mettono in evidenza che la Corte Costituzionale con la sentenza n°360 del 1996 ha ribadito il carattere eccezionale del decreto-legge, sottolineando che non può essere applicato ripetutamente in un intervallo di tempo ristretto, soprattutto qualora assumesse i connotati di una legge ordinaria. (sentenza della corte costituzionale del 1996)
    Questo blocco istituzionale è preoccupante, perché già da tempo si stanno discutendo i vari disegni di legge costituzionali che mirano a stravolgere la Costituzione e il sistema democratico di contrappesi istituzionali. Un Governo di "larghe intese", la "stabilità" da preservare a tutti i costi, il porcellum e il Parlamento di nominati, il processo anticostituzionale di stravolgimento della Costituzione e dell'articolo 138, l'uso spropositato e fuori legge dei decreti-legge, il sistema di fondazioni politiche, come Vedrò, che annoverano imprenditori, banchieri, manager, sponsor, la "spending review", i tagli cospicui alla scuola, alla sanità, le privatizzazioni dei beni demaniali, il MUOS che si deve fare, "perché Obama lo vuole", come dice Crocetta. Tutto questo si configura come un blocco inquietante della democrazia che dovrebbe spronarci tutti ad un'azione collettiva di contestazione.

                                                                                                                                 Ugo Giarratano

    mercoledì 4 settembre 2013

    ANALISI DI M5s, DALLE ELEZIONI FINO ALL'ALLEANZA CON CONFAPRI

    Uno dei pericoli latenti di questa crisi è rappresentato dal Movimento Cinque Stelle. Sembra che si stiano ripetendo le stesse condizioni politico-sociali dell'Italia del primo dopoguerra, quando il fascismo emerse come movimento paramilitare e sovversivo, ampiamente sostentato dalla borghesia agraria, ma soprattutto dalla piccola borghesia e dai medi imprenditori, per poi avvalersi dell'appoggio netto dei ricchi capitalisti industriali e finanziari che agevolarono, in un secondo momento, la sua ascesa al potere. Oggi il Movimento 5 Stelle sembrerebbe propenso ad accordarsi con CONFAPRI, un'associazione che "Si prefigge di modernizzare lo stato e far decollare l’economia attraverso precise proposte di legge a tutela dei veri valori dell’impresa e del lavoro, e non di caste o lobby politiche, industriali o finanziarie.". La CONFAPRI, come si evince da questo passo tratto dal sito, si oppone a "caste o lobby politiche, industriali o finanziarie", pertanto l'avvenire che si prospetta non è confortante se si pensa che tale associazione è un' unione di piccoli imprenditori, i quali sentono il peso di una politica che tutela solo le classi e i ceti dei capitalisti dell' industria e della finanza. Anche nel primo dopoguerra l'Italia fu caratterizzata da un contesto del genere, con le dovute differenziazioni, animato dagli stessi risentimenti e propositi. 
    L'attuale crisi economica sta rimarcando dei veri e propri conflitti sociali che riversano le loro istanze di cambiamento e partecipazione in forme di espressione politica rappresentate da partiti corporativi.
    Quest'immagine presente sul sito di Confapri spiega quali sono le cause della crisi delle piccole-medie imprese

    I partiti che hanno ottenuto seggi alla Camera sono il Partito Democratico (297), Sinistra Ecologia e Libertà (37), Centro Democratico (6) e Südtiroler Volkspartei (5) che si riuniscono nella coalizione "Italia Bene Comune" (345). Poi il Popolo della Libertà (98), Lega Nord (18) e Fratelli d'Italia - Centrodestra Nazionale (9) che si aggregano nella "Coalizione di centro-destra" (125). Infine abbiamo il Movimento 5 Stelle (109), la coalizione "Con Monti per l'Italia" (47), che raggruppa Scelta Civica (37), Unione di Centro (8), Movimento associativo italiani all'estero (1) e Futuro e Libertà per l'Italia (1). Vi sono anche altri 2 partiti: Unione Sudamericana Emigrati Italiani (1) e Vallee d'Aoste (1).
    Anche solo i dati della Camera ci bastano per capire che l'Italia si suddivide, in ordine di importanza, in "Italia Bene Comune" (10 047 808), Movimento 5 Stelle (8 689 458), "Coalizione di centro-destra" (9 922 850) e "Con Monti per l'Italia" (3 591 607). Il PD ha racimolato alla Camera 8 644 523 voti, 44 935 voti in meno del Movimento 5 Stelle che è emerso in tutta la sua dirompenza, catalizzando il malcontento dei cittadini appartenenti al ceto medio-basso, desiderosi di un' occasione di rivalsa e di rottura con la tradizione politica italiana. M5s ha anche irretito gli elettori scontenti della sinistra, del PD, delusi dalla sua stagnazione politica e dalla sua ghettizzazione, ma anche quelli del Pdl o appartenenti al gruppo degli astenuti. Secondo l'Istituto Cattaneo, il 34,5 % dell'elettorato proviene dal Pd -Idv; il 33,8 % da Pdl-Lega: il 5,1% da Udc e il 14,2 % dal non voto.
    Inoltre, sempre secondo gli analisti, il 26,8 % dell'elettorato è composto da disoccupati; il 25,3 % da studenti; il 29,5 % da operai ; il 28,5 % da dipendenti privati e il 27,4 % da liberi professionisti. La composizione dell'elettorato del Movimento 5 Stelle è variegata e si contraddistingue per la presenza trasversale di elettori appartenenti a svariate classi sociali. M5s ha imperniato la sua campagna elettorale sulla democrazia diretta, sulla "rottamazione" della "vecchia politica", con annessi e connessi, e sulla figura di Grillo che si conferma la chiave di volta di questo singolare movimento. Le dinamiche delle ultime elezioni palesano 2 tendenze preponderanti: il malcontento del ceto medio-basso, che, come in tutte le crisi economiche della storia, sta assistendo inerme alla riduzione dei suoi risparmi privati, alla disoccupazione di massa, all'inflazione e all'interruzione del suo stile di vita, e l'arretramento di chi prima si dichiarava "di sinistra" o "di destra" che adesso, stanco del particolarismo e della corruzione dei politici appartenenti ai partiti tradizionali, si sta accodando al movimento grillino, incantato dalle sue grida di cambiamento.
    Alla Camera si è registrata un'affluenza del 75,17 %,  e al Senato del 75,19 %; secondo il Ministero dell'Interno, alla Camera c'è stata un'affluenza di 35 271 541 di votanti su 46 905 154 elettori aventi diritto, mentre al Senato hanno votato solo 31 751 350 di cittadini su 42 270 824 elettori aventi diritto. L'astensione, escludendo i 14 milioni circa non aventi diritto, è stata di 11 milioni di cittadini aventi diritto, senza tenere conto delle schede ritenute non valide o delle schede bianche, o ancora dei voti scambiati per 50 euro e regalati alla mafia.
    L'Italia ha un governo che non rappresenta i suoi cittadini, i quali hanno rifiutato e invalidato uno degli strumenti fondamentali per l'espressione della loro sovranità: il voto. Sovranità che è stata ulteriormente inficiata e arginata dal sistema elettorale, cosidetto "porcellum", che con il premio di maggioranza e l'impossibilità di manifestare la preferenza nelle liste dei candidati, ha isolato il Parlamento, trasformandolo in una conventicola di nominati e in una dittatura della maggioranza. Il "Governo delle larghe intese", "l'esecutivo", "il decreto emanato dal governo", ma mai che si parli di "Parlamento", il cui ruolo è stato svilito vergognosamente con l'istituzione della "Convenzione degli esperti", non eletti, e la scelta di deputati e senatori che hanno processi penali in corso. Il Movimento 5 Stelle prospera ponendosi in netta antitesi con i partiti fautori del bipolarismo dell'inciucio, si profila come un'infima e parziale imitazione di un partito di sinistra, per la sua intransigenza, mostrata in più frangenti, e per il suo carattere di opposizione chiara ai partiti corrotti e burattini delle multinazionali. Tuttavia M5s si distanzia completamente da qualsiasi forma politica-partitica di riformismo o di massimalismo, assestandosi su una posizione sovversiva che non nasconde la sua anima piccolo-borghese, indissolubilmente legata alla rivoluzione del web, che viene proposta come soluzione all'esigenza delle masse di partecipare alla vita politica.
    Anche Mussolini predicava l'eliminazione della vecchia politica.



    "Il Fascismo è anti-accademico. Non è politicante. Non ha statuti, né regolamenti. Ha adottato una tessera per la necessità del riconoscimento personale, ma potendo ne avrebbe volentieri fatto a meno. Non è un vivaio per le ambizioni elettorali. Non ammette e non tollera i lunghi discorsi. Va al concreto delle questioni."
    Mussolini


    "Io non sono, non voglio essere, non sarò mai un padre eterno; il fascismo non è, non vuole essere, non sarà mai una ridicola, grottesca e sinistra congrega come sono i vecchi partiti e i frammenti dei vecchi partiti; il fascismo è tale in quanto permette una pragmatica latitudine di atteggiamenti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo, di ambiente."
    Mussolini


    Anche Mussolini, come si evince da questi passi dei suoi articoli, si presentava come un oppositore dei "vecchi partiti" e del Parlamento, "aula sorda e grigia". (frase detta da lui stesso e ripresa da Grillo nel suo blog in occasione della sua invettiva contro il Parlamento). Inoltre il suo movimento non aveva statuto finchè non si costituì come Partito Nazionale Fascista nel 1921, proprio come M5s che, dopo una prima fase in cui Grillo sbandierava la mancanza di uno statuto, ne ha formalizzato uno in cui figurano Giuseppe Grillo come presidente, suo fratello come vice e un certo Enrico Maria Nadasi come segretario. statuto di M5s(link)
    Con queste analogie non si vuole dire che M5s è la reincarnazione del fascismo, ma che ne rappresenta un' inquietante evoluzione, soprattutto negli ultimi tempi, se si considera che sta cercando l'appoggio dei piccoli e medi imprenditori di CONFAPRI, inoltre appare come una reazione emotiva alla crisi economica, al dominio dei ceti dirigenti dell'alta borghesia, alla politica della casta e delle lobby. Mussolini e il suo movimento, Grillo e il suo movimento rispettivamente furono e sono entrambi appoggiati dalla piccola borghesia, dal ceto medio e dalla borghesia agraria. Il fascismo nella sua fase più progredita fu strumentalizzato dalle élites altolocate dei capitalisti industriali e finanziari, vedi la FIAT di Agnelli i cui giornali, alla vigilia della Marcia su Roma, si schierarono a favore di Mussolini, pertanto il timore è che anche M5s possa imboccare una deviazione dal suo proposito iniziale di "rivoluzione dal basso", ovviamente con esiti diversi, perché il contesto è diverso.

    25 imprenditori di Confapri hanno incontrato a Torino Casaleggio e molti, come Walter Beozzo, vicepresidente di Apindustria Vicenza, hanno espresso pareri positivi.(Tra i membri di CONFAPRI già figurano Grillo, Casaleggio e Vito Crimi Think tank confapri - membri)


    "Casaleggio ci ha convinto — interviene Walter Beozzo, vicepresidente di Apindustria Vicenza—È la prima volta dopo tanti anni che provo soddisfazione a parlare con un politico, con un imprenditore che rappresenta un terzo del parlamento italiano"



    «Non vogliamo parlare di chi ci ha deluso in passato — interviene Colomban, presidente di Confapri—Pensiamo al futuro. E al fatto che stiamo pagando le tasse per mantenere un esercito di passacarte».


    "Non sono loro — conclude Colomban—sono i partiti che bloccano tutto. Quelli che ci hanno portato in questa situazione disperata".



    Il malcontento e lo sdegno della piccola e media impresa è legittimo, però sorge spontaneo chiedersi quali siano le vere intenzioni di Casaleggio e Grillo. Grillo, come è stato mostrato sopra si è servito di frasi e immagini di Mussolini, pubblicate sul suo blog, per esprimere la sua rabbia e il suo dissenso verso il Parlamento, giudicato inutile, e verso i partiti tradizionali. Casaleggio, dal canto suo, pubblica sul suo sito stravaganti video come questo (gaia the future of politics) che condensano la sua bizzarra e delirante visione del mondo, basata sul filo conduttore del web, presentato come tappa finale dell'evoluzione delle telecomunicazioni che inizia con i romani e continua con Hitler e Mussolini che si servivano del loro apparato mediatico per consolidare il loro potere. Profetizza una Terza Guerra Mondiale che durerà 20 anni al termine della quale si affermerà la democrazia diretta, basata sul web, e le persone vivranno su internet con una loro identità (avatar). "In Gaia i partiti politici, le religioni e le ideologie spariscono", dice alla fine, tra ipotesi di un governo mondiale e di un'intelligenza artificiale, collettiva, che risolva problemi all'ordine del giorno.

    "Perché noi giovani siamo costretti a pagare i debiti creati da una classe dissipatrice con pensioni d’oro e assurdi privilegi? E perché lo Stato, per pagare questi debiti, tassa esageratamente imprese e lavoro impedendoci di trovare un’occupazione e bruciandoci il futuro?"


    "Perché dovremmo pagare contributi e tasse elevate per compensare pensioni d’oro, vitalizi e privilegi di una casta spendacciona?"

    Queste sono le affermazioni scritte presenti sul sito di CONFAPRI, espressione dell'insofferenza, ormai giunta a piena maturazione, verso un sistema che non è più sostenibile. La speranza è che i deliri di Casaleggio e le inquietanti tendenze filomussoliniane e antidemocratiche di Grillo non snaturino e strumentalizzino un' associazione come CONFAPRI che, da quanto sembra leggendo le sue proposte sul sito, propone un mutamento costruttivo nei limiti della democrazia.


                                                                                                                                Ugo Giarratano

    martedì 3 settembre 2013

    Partito Democratico: punto doc

    La via crucis del Centrosinistra

    Decadenza del caimano, feste democratiche, pre-congresso, il dissidente Civati, l'attacco di Renzi, l'inchino di Franceschini 

    Porto Antico (Genova), sede della festa democratica
    E' iniziata da soli 5 giorni la festa democratica di Genova e già gli ospiti e le dichiarazioni hanno portato ad un terremoto nel partito. In questo ambiente pre-congressuale vecchi e nuovi cercano di conquistare il favore del popolo di sinistra, dai militanti e volontari ai semplici simpatizzanti. Le gerarchie iniziano a delineare i propri volti concedendo anche qualche cambiamento nella scacchiera; entro la fine della festa per la giornata del 9 Settembre, dopo il fiume di gente per Matteo Renzi, si attendono le parole di Pierluigi Bersani e Guglielmo Epifani. Il Partito Democratico ha quindi in calendario appuntamenti caldi nelle prossime 2 settimane, ma l'apocalisse democratica potrebbe prefigurarsi il 9 Settembre, data in cui si deciderà la decadenza o meno del caimano Silvio Berlusconi. Il partito continua a ripetere che le sentenze si rispettano e che la decadenza di Berlusconi è inevitabile, ma le paure per un nuovo harakiri del PD sono vicine, soprattutto dopo le parole di Luciano Violante: "Silvio Berlusconi ha il diritto di difendersi davanti alla Giunta del Senato come qualunque altro parlamentare, né più né meno. Occorre rispettare le regole anche per i nostri avversari. E’ molto facile applicare le regole solo per gli amici, è molto più complicato farlo per gli avversari”. Violante non si smentisce e dopo 10 anni a difesa del caimano e della sua eleggibilità prefigura uno stop da parte di almeno una zona del Partito Democratico sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, con ipotesi di un rinvio a data da destinarsi (probabilmente dopo che la magistratura ricalcoli gli anni di interdizione) posticipando così il muro contro muro atteso per il 9 Settembre.
    Inaugurazione della Festa Democratica di Genova con Letta ed Epifani
    La volontà dei governisti del PD è infatti quella di salvare il governo delle larghe intese ed i 4 santi (o cavalieri dell'apocalisse, fate voi) Letta, Alfano, Franceschini e Lupi, dal rischio di una crisi di governo scatenata dal condannato Silvio Berlusconi, come egli stesso ha minacciato subito dopo la sentenza (salvo poi negare le sue stesse parole durante la firma dei referendum radicali contro le leggi che i suoi governi hanno redatto). Enrico Letta affronta dopo la vicenda dell' Imu un'altra dura battaglia per la sopravvivenza del governo, subendo il fuoco da due fronti, PD e PDL. Per questa ragione la sua intervista durante la festa democratica a Genova risulta cruciale per ristabilire un dialogo con la base del partito, nauseata e inorridita dalle larghe intese, e per non lasciare completamente la strada spianata all'ascesa di Matteo Renzi, covando in cuor suo la speranza di poter giocare la sfida per la Leadership con un handicap che non sia una voragine, dovuto al governo con Berlusconi, da qui le sue dichiarazioni:"Per questo governo sto dando sangue, salute e tutto. Ma non è quello per cui ho fatto la campagna elettorale. Le larghe intese sono frutto di una situazione eccezionale, straordinaria, ma il mio impegno è quello di lavorare per portare poi il centrosinistra al governo, la mia prossima campagna elettorale sarà per questo". Il concorrente più accreditato alla guida del centrosinistra non è però rimasto a guardare e, cominciando dalla festa nazionale al Porto Antico, dopo il silenzio stampa continua la sua campagna.
    Matteo Renzi intervistato dal direttore del TG La7  Mentana al Porto Antico
     Un bagno di folla attende Matteo, da tempo non vi era una così ampia partecipazione, migliaia di persone ad ascoltare l'annunciato leader del Partito Democratico. Il sindaco di Firenze esprime il meglio di sé davanti al pubblico, sfoggiando una capacità comunicativa che il PD non ha mai avuto, galvanizzando la folla, facendo leva sull'idea di fare insieme un'Italia diversa. " Vorrei che il PD tornasse a parlare dei problemi dell'Italia e la smettesse di parlare del PD. Se avessimo pensato un po' meno a smacchiare il giaguaro e un po' più ai giovani e al lavoro, adesso saremmo al governo senza il PDL. Questo paese ha bisogno di una rivoluzione radicale. Che la faccia io o altri non importa. Quello che vorrei per l'Italia è che diventasse una guida per l'Europa, non un fanalino di coda. Oggi, purtroppo, continuiamo a pagare gli errori dei soliti noti". La crociata di Matteo verso le roccaforti rosse è quasi compiuta, ormai il consenso riscosso nelle feste democratiche e dell'Unità è innegabile. Con la sensazione che sia ormai prossima la vittoria di Matteo, i dinosauri del partito cercano il salvacondotto per evitare la rottamazione, come ha già fatto Dario Franceschini decidendo di salire sul carro del vincitore e rinnegando l'avversione da sempre manifestata per il sindaco di Firenze:"Se lavorerà per migliorare il PD e non per dividerlo, io sono pronto a votare Matteo".
    Giuseppe Civati, candidato segreteria PD
    Per chi pensa che Renzi non sia la guida giusta per il partito, che non rispecchi i valori alla quale il partito si fonda, per chi non condivide la visione Presidenzialista del sindaco non rimane che un' ultima speranza, rappresentata da colui che più volte è stato deriso e criticato: Letta dice che vuole solo fare il fighetto su twitter, Grillo lo chiama cane da riporto, Scanzi soldatino, la gente lo conosce più semplicemente come Pippo, Pippo Civati, deputato del Partito Democratico. Civati è stato fin dall'inizio contrario al governo delle larghe intese, non ha votato il governo Letta ed ha sempre combattuto in Parlamento per ciò in cui crede andando anche contro gli ordini del partito. Il primo ad ufficializzare la propria candidatura alla Segreteria del Partito Democratico, Civati è il faro a sinistra del partito e propone un cambiamento opposto alle idee di Renzi. Incanalando il lavoro svolto da Fabrizio Barca nel suo tour tra i circoli PD, Pippo designa una restaurazione culturale del PD, riformando le basi del partito, mettendo al centro i circoli e i militanti per costruire una rete democratica nella quale siano le persone tutte insieme a decidere la volontà del partito, abbandonando personalismi e ponendosi la domanda "che tipo di Partito Democratico vogliamo" e non vincerà Renzi, Letta o Civati. Il dibattito sta entrando nel vivo ed il Congresso è ormai iniziato almeno ufficiosamente, le fazioni si schierano e in gioco non vi è solo il partito ma anche il Paese. La speranza è che da questo dibattito escano fuori idee, progetti, passione e che la sfida sia tra rinnovamento e rinnovamento, non rinnovamento contro conservazione. 

    Giorgio Mineo

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